Scuole chiuse in Campania, subito genitori in piazza

Prime proteste sotto la Regione convocate per stamattina e domani a mezzogiorno

Scuole chiuse dal governatore in Campania: “la chat delle mamme” diventa una protesta di piazza, reale e molto agguerrita. Due le manifestazioni convocate, entrambe sotto la Regione, in via Santa Lucia a Napoli. La prima per stamattina alle 10, un presidio-assemblea permanente, convocato dalla pagina Facebook del movimento “Priorità alla scuola”, una comunità di insegnanti e genitori. La seconda per sabato alle 12, con la simbolica modalità “un genitore + un bimbo”, indetta attraverso il gruppo Facebook “Protesta contro De Luca”. “Gli amici e le amiche che stanno in Campania – si legge in un post di Priorità alla scuola – ci hanno detto che era nell’aria. Noi invece ascoltiamo sbalorditi la decisione del presidente della regione Campania Vincenzo De Luca di chiudere le scuole da domani mattina fino al 30 ottobre (come minimo: c’è pure già la minaccia di un prolungamento della chiusura). Questa è una scelta precisa, che attesta un fallimento, una bancarotta economica, sociale e culturale che non ha nulla a che vedere con l’epidemia. Ce l’hanno raccontato bene alcuni compagni e compagne di Napoli, durante le nostre assemblee: in una regione della Repubblica italiana la scuola pubblica di fatto già non esiste più. L’ordinanza di De Luca ci dice questo: in una regione dove le scuole hanno riaperto tra la fine di settembre e i primi di ottobre, la richiusura non ha nulla a che fare con l’epidemia a scuola; suvvia non c’è stato nemmeno il tempo, e pure i dati ce lo dicono, senza ombra di dubbio. L’ordinanza di De Luca ci dice questo: che di nuovo sulle scuole vengono scaricate tutte le criticità esterne al sistema scolastico; a pagare per tutti sono i minori e il diritto all’istruzione”. Quindi il grido di battaglia: “Giù le mani dalle scuole: le scuole non si chiudono né in Campania né altrove. Priorità alla Scuola significa anche che le scuole dovranno – se mai – essere l’ultima cosa a chiudere, in un unico caso, quello di un lockdown generale”.

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