Il paradosso tra slogan e incidenti che continuano a verificarsi
Al Cineteatro Ferrari di Sapri si è svolto l’evento “Io non ci casco”, promosso dal Rotary Club Sapri – Golfo di Policastro insieme alla Filca Cisl, all’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Salerno e all’Ordine dei Commercialisti ed Esperti Contabili di Sala Consilina. Tra i partecipanti il segretario generale della Filca Cisl nazionale Ottavio De Luca, il segretario generale della Filca Cisl Campania Massimo Sannino, il sindaco di Sapri Antonio Gentile, il segretario generale della Filca Cisl Salerno Giuseppe Marchesano, il presidente dell’Ordine dei Commercialisti Nunzio Ritorto, il presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Marcello Zinno, oltre ai relatori della tavola rotonda moderata dal giornalista Vanni Petrelli.Tra i politici, era presente il Consigliere regionale Ciro Buonaiuto.
Fa certamente effetto vedere il tema delle morti nei cantieri trasformato in argomento da elegante salotto rotariano, con il consueto rituale di relazioni, tavole rotonde e dichiarazioni solenni sulla “cultura della sicurezza”. Una scena quasi surreale: da una parte il mondo ovattato dei convegni istituzionali, dall’altra gli operai che ogni mattina lavorano tra ponteggi traballanti, caldo infernale, subappalti a cascata, paghe da fame e norme spesso ignorate.
Nel corso dell’incontro si è parlato di prevenzione, formazione e sensibilizzazione dei giovani. Tutto giusto. Ma il punto è un altro: mentre si organizzano eventi e seminari, nei cantieri della Campania continuano a verificarsi incidenti mortali, sfruttamento, lavoro nero e violazioni gravissime delle norme di sicurezza.
Ed allora sarebbe utile passare finalmente dalle parole ai numeri.
Quante denunce ha presentato la Filca Cisl agli Ispettorati del Lavoro per violazioni delle norme di sicurezza?
Quanti esposti sono stati inoltrati alle ASL? Quante segnalazioni alla Guardia di Finanza su lavoro nero, evasione contributiva, cooperative spurie e dumping contrattuale? Quanti appalti pubblici e privati sono stati contestati per gravi carenze nella sicurezza? Quanti cantieri sono stati realmente fermati grazie all’azione sindacale? E soprattutto: quanti lavoratori hanno trovato il coraggio di denunciare senza essere poi lasciati soli?
Perché in Campania esiste un problema enorme che troppo spesso viene aggirato nei convegni: il ricatto occupazionale. Molti operai accettano condizioni disumane perché hanno paura di perdere il lavoro. In troppi cantieri si lavora senza formazione reale, senza dispositivi adeguati, con turni massacranti e catene infinite di subappalti dove alla fine nessuno è mai responsabile di nulla.
E allora servirebbero proposte molto più radicali e concrete: sospensione immediata delle imprese coinvolte in incidenti mortali con violazioni accertate; blacklist pubblica delle aziende condannate per gravi irregolarità nei cantieri; responsabilità diretta dei committenti pubblici e privati lungo tutta la filiera degli appalti; controlli straordinari nei cantieri della Campania con task force interforze tra Ispettorato, ASL, INPS e Guardia di Finanza; tutela economica e legale per i lavoratori che denunciano condizioni pericolose; stop ai subappalti senza limiti che servono spesso solo a scaricare responsabilità e comprimere salari e diritti; istituzione di un fondo regionale permanente per le famiglie delle vittime del lavoro; corsie preferenziali per il collocamento obbligatorio dei familiari superstiti.
Perché la sicurezza sul lavoro non può essere ridotta a tema da conferenza o da salotto ben frequentato. Non bastano gli applausi, le fotografie e le dichiarazioni rituali. Servono denunce, controlli, sanzioni e la volontà politica e sindacale di rompere davvero il sistema di sfruttamento che continua a esistere in troppi cantieri.
Altrimenti il rischio è che, finito il convegno, spenti i riflettori e archiviati i comunicati stampa, gli operai tornino semplicemente a fare quello che fanno ogni giorno: lavorare in silenzio, rischiando la vita.
Ciro Crescentini

