Il missionario attacca frontalmente i sindacati confederali: avallato il percorso verso la Spa, calpestando il voto di 26 milioni di italiani del referendum 2011.
Una ferma e accorata denuncia scuote il dibattito sul futuro della gestione idrica a Napoli. Padre Alex Zanotelli, storico volto dei movimenti per i beni comuni e guida dei Comitati per l’acqua pubblica, ha espresso tutta la sua amarezza di fronte a una svolta che definisce come un vero e proprio “tradimento” delle aspettative popolari.
Al centro della dura contestazione c’è il recente incontro tra il sindaco di Napoli e i rappresentanti dei sindacati confederali Cgil, Cisl, Uil, insieme alle Rsu. In tale sede, secondo quanto denunciato dal missionario, le sigle sindacali avrebbero di fatto avallato il processo di trasformazione dell’Abc (Acqua Bene Comune) da azienda speciale in società per azioni (Spa).
L’affondo di Zanotelli: “Trovo incredibile che i sindacati, che sono realtà di base come i movimenti popolari, abbiano compiuto questo passo senza prima dialogare con il grande movimento popolare dell’acqua, che con il referendum del 2011 portò 26 milioni di italiani a scegliere una gestione pubblica.”
I due pilastri del referendum traditi dal mercato
Zanotelli ricorda con forza i due quesiti fondamentali che vennero sanciti dalla storica consultazione referendaria del 2011: L’acqua deve uscire dalle logiche di mercato. Non si può fare profitto su una risorsa vitale.
Ad oggi, l’Abc nella sua veste di azienda speciale ha rappresentato l’unico modello di gestione idrica in grado di obbedire pienamente a questi due mandati etici e giuridici.
“Questo gioiellino va difeso, non smantellato”, incalza il missionario, sottolineando la drammaticità del contesto storico attuale, segnato dal surriscaldamento globale. Un’emergenza climatica che porterà a una disponibilità idrica sempre minore, a fronte di una “crescente avidità dei mercanti d’acqua”.
Il nodo giuridico e il rischio del “Cavallo di Troia”
L’articolo accende i riflettori anche sull’assenza di reali obblighi legislativi che impongano una simile trasformazione societaria. Zanotelli cita esplicitamente uno studio del professor Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Federico II di Napoli e noto giurista, il quale attesta come non sussista alcun vincolo giuridico che costringa l’amministrazione a mutare la natura dell’azienda speciale in Spa. La proroga dell’affidamento diretto ad Abc sarebbe dunque una scelta politica perfettamente legittima.
L’insidia dell’Articolo 115 del Tuel
La preoccupazione principale risiede nelle pieghe del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (Tuel). L’articolo 115 prevede infatti che i comuni possano trasformare le aziende speciali in società di capitali, mantenendo l’azionariato unico pubblico per un periodo non superiore a due anni dalla trasformazione. Scaduto questo termine, la trasformazione in società mista e l’ingresso di capitali privati diventano realtà concreta. La forma societaria della Spa viene perciò definita un potenziale “cavallo di Troia” per l’ingresso dei privati.
L’appello per un tavolo di confronto urgente
La decisione di cambiare l’assetto dell’ente idrico partenopeo rischia di aprire scenari di forte scontro sociale. L’Abc rimane l’unico modello di diritto pubblico pienamente e totalmente sotto il controllo della collettività. Per questa ragione, i movimenti non intendono fare passi indietro.
Il missionario conclude lanciando un appello perentorio e urgente al Comune di Napoli, alle forze sindacali e alla Regione Campania: “Continuiamo a chiedere con forza la proroga dell’affidamento del servizio idrico ad Abc. Rinnoviamo l’appello per costituire un tavolo di confronto immediato, necessario a impedire lo smantellamento di Abc e a tutelare l’acqua come bene comune di tutti.”
Ciro Crescentini
