L’economia locale è in ginocchio. Oxfam documenta la sistematica disarticolazione del territorio e l’assedio invisibile alle risorse naturali
Esiste un parallelismo inquietante tra il collasso del diritto internazionale e la progressiva sparizione fisica e politica della Palestina. È questa la premessa da cui nasce “©Palestina, tutti i diritti riservati”, la nuova campagna di mobilitazione lanciata da Oxfam per scuotere la società civile e riaccendere i riflettori sull’autodeterminazione di un popolo che rischia la cancellazione definitiva. L’iniziativa, che sarà seguita passo dopo passo da Ilfattoquotidiano.it, lanks un monito che va oltre i confini del Medio Oriente: tollerare la negazione dei diritti dei palestinesi significa minare alla base i principi universali che proteggono l’intera umanità. Non si tratta di concessioni o favori da negoziare, rimarca l’organizzazione, ma di tutele inalienabili.
L’appello alle istituzioni e i nodi politici del 13 luglio
La mobilitazione si traduce in una forte pressione politica diretta sia all’Unione Europea — proprio oggi, 13 luglio, chiamata nel Consiglio Affari Esteri a valutare nuove sanzioni contro gli insediamenti — sia al governo italiano. A due anni dal pronunciamento della Corte Internazionale di Giustizia che ha sancito l’illegalità dell’occupazione israeliana, Oxfam chiede a Roma e a Bruxelles un’inversione di rotta radicale. Le richieste principali avanzate alle istituzioni italiane prevedono anzitutto il riconoscimento ufficiale dello Stato palestinese e lo stop immediato a qualsiasi trasferimento di armi verso Tel Aviv. Sul piano normativo e giudiziario, l’organizzazione spinge per l’adozione della proposta di legge firmata dai leader dell’opposizione che vieta il commercio con gli insediamenti illegali, oltre a un convinto sostegno ai tribunali internazionali per processare le violazioni e porre fine all’impunità del governo israeliano.
La governance di Gaza e la frammentazione della Cisgiordania
Il quadro umanitario descritto dal portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia, Paolo Pezzati, mostra due territori ridotti a spazi di pura sopravvivenza, dove i confini stessi stanno scomparendo sotto la pressione geopolitica. Nella Striscia di Gaza, a nove mesi dal cessate il fuoco, la popolazione è confinata in appena il 35% del territorio complessivo, mentre il resto rimane sotto il controllo militare dell’esercito israeliano. Le famiglie palestinesi vivono ammassate e prive di servizi essenziali, costrette ad affrontare temperature torride con meno di 6 litri di acqua pulita al giorno a testa. Questa crisi ha trascinato circa il 77% della popolazione, pari a 1,6 milioni di persone, in una condizione di grave insicurezza alimentare, in un contesto dove i piani di ricostruzione sono affidati al Board of peace dell’amministrazione Trump, un organismo che finora ha totalmente escluso i palestinesi dai processi decisionali.
Parallelamente, la pressione si sviluppa in Cisgiordania attraverso l’espansione degli insediamenti dei coloni, gli espropri di terre e l’accaparramento di risorse vitali come l’acqua. Negli ultimi tre anni, un crescendo di incursioni militari e violenze ha provocato 1.200 vittime, accompagnate da demolizioni sistematiche di case e infrastrutture che hanno di fatto soffocato l’economia locale e disarticolato il territorio in enclave isolate.
Il rischio del punto di non ritorno
I 73mila morti complessivi, l’assedio, la fame e la distruzione descrivono una crisi che, secondo Oxfam, sta marciando rapidamente verso la sparizione definitiva della Palestina e del suo popolo. Di fronte a questo scenario, l’organizzazione ribadisce con forza le sue tre richieste chiave per disinnescare la catastrofe: la fine immediata dell’occupazione israeliana, il pieno e libero ingresso degli aiuti umanitari all’interno della Striscia, e l’interruzione immediata dell’impunità garantita finora al governo di Tel Aviv.
Alessandro Manna

