Crescono le polemiche sulla trasparenza delle procedure di reclutamento mentre dalla politica cittadina non arrivano risposte
A una settimana dall’inchiesta de Il Desk sulle 187 assunzioni effettuate da Napoli Servizi attraverso l’agenzia privata Umana S.p.A., il dato che emerge con maggiore forza non riguarda più soltanto le procedure di reclutamento. Riguarda la politica.
Perché di fronte a una vicenda che ha sollevato interrogativi sulla pubblicità delle selezioni, sulle graduatorie, sui criteri adottati e sulle segnalazioni relative a possibili rapporti di parentela tra alcuni selezionati e soggetti già presenti all’interno dell’azienda, la risposta della politica cittadina è stata una sola: il silenzio.
Un silenzio che pesa ancora di più perché arriva da forze politiche che da sempre fanno della trasparenza uno dei cardini della propria identità.
L’inchiesta de Il Desk aveva ricostruito una delle più significative operazioni di reclutamento degli ultimi anni in una società partecipata del Comune di Napoli: prima 22 assunzioni, poi 70 addetti ai servizi scolastici e infine 95 operatori per i servizi di pulizia part-time. In totale 187 lavoratori selezionati attraverso procedure affidate a un soggetto privato, l’agenzia Umana.
Numeri che, per dimensioni e rilevanza pubblica, avrebbero probabilmente richiesto un livello di trasparenza assoluto e una comunicazione capace di raggiungere il più ampio numero possibile di cittadini in cerca di occupazione.
E invece, mentre le assunzioni sono diventate operative, continuano a mancare informazioni che potrebbero contribuire a dissipare ogni dubbio: graduatorie complete, criteri di valutazione, punteggi attribuiti e atti che hanno portato alle selezioni.
È proprio qui che inizia la questione politica.
Da anni Sinistra Italiana, il partito che a livello nazionale fa riferimento a Nicola Fratoianni, rivendica una diversità etica e politica rispetto alla destra. Lotta alle disuguaglianze, difesa dei diritti, trasparenza e partecipazione rappresentano da sempre il cuore del suo messaggio pubblico. Eppure, di fronte a una vicenda che riguarda l’accesso al lavoro in una società pubblica e che coinvolge centinaia di cittadini napoletani, non si registra alcuna iniziativa politica significativa.
Lo stesso vale per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, nato proprio sulla denuncia delle opacità amministrative e sulla richiesta di trasparenza totale nella gestione della cosa pubblica. Per anni i pentastellati hanno chiesto graduatorie pubbliche, procedure verificabili, accesso agli atti e controllo diffuso dei cittadini. Oggi, però, davanti a una vicenda che coinvolge 187 assunzioni in una partecipata comunale, quel garantismo della trasparenza sembra essersi improvvisamente affievolito.
A Napoli queste due forze politiche siedono in Consiglio comunale e hanno volti e responsabilità precise.
Per Sinistra Italiana, i riferimenti sono i consiglieri Sergio D’Angelo e Rosario Andreozzi.
D’Angelo è una figura che nel corso degli anni ha costruito gran parte della propria credibilità pubblica sui temi dei diritti, dell’inclusione sociale e della giustizia. Proprio per questo il suo silenzio appare particolarmente difficile da comprendere. Possibile che una vicenda di tale portata non meriti una richiesta pubblica di chiarimento? Possibile che non vi sia la necessità di chiedere la pubblicazione integrale degli atti per consentire ai cittadini di verificare come si sia arrivati alle assunzioni?
Analoga considerazione riguarda Ciro Borriello, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio comunale. Se la trasparenza rappresenta davvero un valore irrinunciabile, perché il gruppo consiliare pentastellato non ha promosso una battaglia politica per rendere pubblici tutti gli elementi utili a fare chiarezza? Perché non si chiede di mettere a disposizione graduatorie, criteri di selezione e punteggi assegnati?
Sono interrogativi che non nascono da accuse o sentenze preventive. Al contrario. Nascono dall’esigenza di fare chiarezza e di tutelare, prima di tutto, chi è stato assunto legittimamente e chi ha partecipato confidando nella correttezza delle procedure.
Ma c’è un’altra figura che non può sottrarsi al confronto pubblico: il sindaco Gaetano Manfredi.
Napoli Servizi è una società interamente controllata dal Comune. Le assunzioni riguardano una partecipata pubblica. Le polemiche investono direttamente l’amministrazione cittadina. Eppure il sindaco continua a mantenere un profilo estremamente prudente. Una scelta che rischia di trasformarsi in un problema politico.
Perché se davvero tutto si è svolto nella massima correttezza, non dovrebbe essere il primo cittadino il primo a pretendere la pubblicazione di ogni atto utile a dissipare qualsiasi dubbio? Non dovrebbe essere proprio il sindaco a guidare un’operazione di totale trasparenza per chiudere definitivamente una vicenda che continua ad alimentare polemiche e interrogativi?
In fondo la questione è molto semplice. Per anni la sinistra e il Movimento 5 Stelle hanno sostenuto di rappresentare un modello alternativo rispetto alle pratiche del passato. Hanno chiesto trasparenza quando governavano gli altri. Hanno denunciato opacità, clientele e zone grigie. Hanno promesso una gestione diversa della cosa pubblica.
Oggi hanno l’occasione di dimostrare che quelle parole non erano soltanto slogan. Basterebbe pubblicare tutto. Selezioni, graduatorie, criteri, punteggi e atti amministrativi. Basterebbe consentire ai cittadini di verificare.
Perché la trasparenza non dovrebbe essere una bandiera da sventolare all’opposizione e da riporre in un cassetto quando si governa.
Finché ciò non accadrà, una domanda continuerà a rimanere sospesa sulla vicenda Napoli Servizi: se tutto si è svolto nella massima trasparenza, perché attorno a queste 187 assunzioni continua a regnare un silenzio così assordante?
Ciro Crescentini

