Sit-in davanti a Palazzo San Giacomo con Padre Alex Zanotelli. I movimenti contestano la trasformazione di ABC in Spa e chiedono l’affidamento trentennale del servizio idrico
Non un semplice dibattito amministrativo, ma una vera e propria battaglia politica sul futuro dell’acqua pubblica. È questo il terreno sul quale si sta consumando lo scontro tra l’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Manfredi e il fronte dei movimenti che da anni difendono il modello di gestione pubblica del servizio idrico cittadino.
Davanti a Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, il Coordinamento Campano dei Comitati per l’Acqua Pubblica e il Comitato Acqua Pubblica Napoli sono tornati in piazza per denunciare quello che considerano un tentativo di smantellare l’esperienza di ABC – Acqua Bene Comune, l’azienda speciale nata dopo il referendum del 2011 che sancì la volontà popolare di sottrarre l’acqua alle logiche del mercato.
La mobilitazione si è svolta in concomitanza con la riunione della Commissione Consiliare Infrastrutture, Mobilità e Protezione Civile e ha visto la partecipazione di attivisti, associazioni e di Padre Alex Zanotelli, da sempre tra le figure simbolo della battaglia per l’acqua pubblica.
“ABC deve restare un’azienda speciale”
Al centro della protesta vi è la prospettiva di trasformare ABC da Azienda Speciale a Società per Azioni interamente controllata dal Comune di Napoli. Per i comitati si tratta di una scelta che modificherebbe radicalmente la natura dell’azienda.
«Non permetteremo che l’azienda idrica della città venga piegata alle logiche del profitto. L’acqua è un diritto umano fondamentale e non una merce da cui ricavare utili. Trasformare ABC in una società per azioni significa tradire lo spirito del referendum del 2011 e cancellare anni di mobilitazioni e conquiste civili», sostengono i promotori dell’iniziativa.
La richiesta avanzata al Comune è netta: affidare il Servizio Idrico Integrato ad ABC per i prossimi trent’anni mantenendo l’attuale forma di azienda speciale. Secondo i movimenti, questa sarebbe l’unica soluzione capace di garantire una gestione realmente pubblica, impedire future aperture ai privati, tutelare i lavoratori e assicurare che tutte le risorse provenienti dalle bollette vengano reinvestite nel miglioramento della rete e della qualità del servizio.
La replica di Manfredi
La risposta del sindaco Gaetano Manfredi è arrivata dal palco del XIV Congresso regionale della UIL Campania. Il primo cittadino ha respinto con decisione le accuse di privatizzazione rivolte all’amministrazione. «ABC è pubblica, resterà pubblica e non esiste alcuna intenzione di privatizzare il servizio idrico. Chi sostiene il contrario fa propaganda e racconta cose che non corrispondono alla realtà», ha dichiarato.
Manfredi ha spiegato che l’obiettivo del Comune resta quello di ottenere dall’Ente Idrico Campano un affidamento trentennale del servizio attraverso una società interamente pubblica. «Se la normativa dovesse richiedere la forma della società per azioni, si tratterebbe di un obbligo previsto dalla legge e non di una scelta politica dell’amministrazione. L’affidamento sarà comunque in house e potrà avvenire soltanto a favore di una società pubblica», ha precisato.
Il sindaco ha inoltre difeso il percorso avviato insieme alla Regione Campania. «Vogliamo una ABC forte, capace di investire e di garantire servizi efficienti ai cittadini. Le manifestazioni sono legittime, ma parlare di privatizzazione significa diffondere informazioni non vere», ha aggiunto.
I comitati rilanciano: “Nessuna legge impone il passaggio a una Spa”
Le parole del sindaco hanno immediatamente riacceso la polemica. I movimenti ricordano come l’amministrazione comunale abbia ricevuto nei mesi scorsi una diffida e un articolato parere giuridico elaborato da esperti del settore, tra cui il professore Alberto Lucarelli e l’avvocato Andrea Chiappetta, senza tuttavia fornire una risposta formale alle osservazioni presentate.
Per i promotori della mobilitazione il nodo centrale non riguarda la proprietà pubblica delle quote, bensì la natura stessa dello strumento societario. «Una società per azioni, anche se interamente pubblica, nasce per operare secondo criteri economici e finanziari incompatibili con la concezione dell’acqua come bene comune. La questione non è chi possiede le azioni, ma quale modello di gestione si intende adottare», sostengono.
I comitati accusano inoltre l’amministrazione di aver escluso cittadini e associazioni da una decisione destinata a incidere sul futuro della città per decenni. «Il silenzio istituzionale e la mancata apertura di un confronto pubblico rappresentano un fatto politicamente grave. Una scelta di questa portata non può essere assunta ignorando la partecipazione civica», affermano.
La Corte dei Conti riapre il fronte
Ad alimentare ulteriormente lo scontro è intervenuta una recente deliberazione della Corte dei Conti relativa alla gestione del servizio idrico nell’area di Napoli Nord. Secondo l’interpretazione sostenuta dal professore Alberto Lucarelli, la magistratura contabile avrebbe chiarito un punto ritenuto decisivo dai movimenti: non esisterebbe alcun obbligo normativo che imponga la trasformazione delle aziende speciali in società per azioni. Una lettura che mette in discussione una delle principali argomentazioni utilizzate finora per giustificare il cambiamento di modello.
«Se un’amministrazione sceglie di abbandonare l’azienda speciale, lo fa per una decisione politica e non perché costretta da una norma nazionale o europea», è la tesi sostenuta dai fautori della gestione pubblica. La stessa deliberazione richiama inoltre l’esigenza di garantire processi decisionali trasparenti e partecipati quando si affrontano questioni che riguardano beni essenziali come l’acqua.
Due visioni opposte
La battaglia che si sta consumando a Napoli va ben oltre la forma giuridica di ABC.Da una parte vi è l’amministrazione comunale, convinta che una società interamente pubblica possa garantire investimenti, efficienza gestionale e continuità del controllo pubblico.
Dall’altra vi sono i movimenti per l’acqua pubblica, secondo i quali il modello dell’azienda speciale rappresenta l’unica vera garanzia contro qualsiasi deriva mercantile, poiché impone il reinvestimento degli utili nel servizio e riconosce l’acqua come bene comune e diritto fondamentale.
Lo scontro è ormai apertamente politico e destinato a proseguire nei prossimi giorni. Dopo la pronuncia della Corte dei Conti, sostengono i comitati, non esistono più alibi normativi dietro cui nascondersi. La scelta sul futuro di ABC e dell’acqua pubblica napoletana sarebbe dunque affidata esclusivamente alla volontà delle istituzioni.
Una decisione che potrebbe segnare per i prossimi trent’anni il modello di gestione di una delle risorse più importanti per la città.
Ciro Crescentini

