La magistratura smonta l’accusa di diffamazione e calunnia promossa dalla sigla sindacale. L’inchiesta sulle tessere edili rientrava perfettamente nei limiti della continenza
Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale Ordinario di Napoli, Chiara Bardi, ha disposto l’archiviazione definitiva del procedimento penale a carico del direttore responsabile de Il Desk Quotidiano Indipendente, Ciro Crescentini (difeso dall’avvocato Dario Gagliano), originato dalla querela presentata da Andrea Lanzetta, Segretario Generale della Feneal UIL Campania e Napoli (assistito dall’avvocato Salvatore Basile).
La vicenda giudiziaria era nata a seguito della pubblicazione, sulle pagine della nostra testata, dell’articolo d’inchiesta inerente il settore edile in Campania e le irregolarità relative alle iscrizioni sindacali inconsapevoli di migliaia di lavoratori https://www.ildesk.it/attualita/campania-4-mila-operai-edili-iscritti-ai-sindacati-senza-saperlo-indagano-carabinieri-e-guardia-di-finanza/
Il rappresentante del sindacato aveva ipotizzato il reato di diffamazione a mezzo stampa (art. 595 c. 3 c.p.), sostenendo che i contenuti dell’articolo fossero lesivi dell’immagine della sigla rappresentata e del comparto sindacale regionale.

La richiesta di archiviazione della Procura
Già il Pubblico Ministero, Luigi Landolfi, al termine delle indagini preliminari concluse il 24 febbraio 2025, aveva formulato richiesta di archiviazione, evidenziando come la “ricostruzione giornalistica” fosse stata effettuata nel pieno rispetto dei confini del diritto di cronaca e di critica garantiti dall’articolo 21 della Costituzione. Secondo la Procura, dall’analisi del testo non emergeva alcuna espressione offensiva o denigratoria, confermando l’insussistenza degli elementi oggettivi del reato contestato.

La decisione del GIP: infondata la notizia di reato
A seguito dell’opposizione formalizzata dalla persona offesa, la questione è giunta all’udienza camerale del 15 luglio 2026. A scioglimento della riserva, il GIP ha accolto integralmente le tesi della Procura e della difesa del nostro giornale, confermando l’infondatezza della notizia di reato.
Nel provvedimento di archiviazione (Proc. pen. n. 4703/2025 R.G.N.R. – N. 4301/2025 R.G. G.I.P.), il Giudice ha sottolineato diversi punti chiave:
Assenza di attacchi personali o diretti. L’articolo riportava espressioni riferite in maniera generica al contesto e alle questioni dei lavoratori edili in Campania, senza mai citare né chiamare in causa direttamente il Lanzetta o la specifica sigla sindacale in chiave denigratoria. Rispetto dei limiti di continenza e pertinenza. Il tenore complessivo dello scritto non è apparso idoneo a ledere la reputazione della parte opponente. Come ricordato dal Giudice, la sussistenza di un reato non si misura sulla sensibilità individuale, ma sulla «obiettiva capacità offensiva, da giudicarsi in base al significato socialmente condiviso delle parole».
Inesistenza del reato di calunnia. Il GIP ha altresì escluso qualsiasi profilo riconducibile al reato di calunnia, rilevando la totale assenza di un elemento psicologico o della volontà di recare pregiudizio.
Il commento dell’avvocato Dario Gagliano
Sull’esito della vicenda è intervenuto il difensore del direttore Ciro Crescentini, l’avvocato Dario Gagliano, che ha evidenziato le criticità legate all’uso dello strumento giudiziario contro l’informazione. “L’archiviazione conferma ciò che era evidente fin dal primo momento: l’articolo non menzionava né il querelante né la sigla da lui rappresentata, e si inseriva in modo trasparente nell’esercizio del diritto di cronaca su una questione di pubblico interesse. I principi che il GIP ha applicato — dalla distinzione tra offesa oggettiva e sensibilità soggettiva alla necessità di un attacco diretto alla sfera individuale — sono consolidati nella giurisprudenza della Cassazione da decenni. Eppure l’apertura di un procedimento e l’opposizione all’archiviazione proposta dal querelante e ritenuta infondata dal Giudice costringe il querelato (in questo caso il giornalista) ad affrontare i costi personali e professionali che un procedimento penale comporta. È un paradosso che dovrebbe interrogare tutti: quando la querela viene usata per colpire chi fa informazione, il danno si produce ancor prima dell’archiviazione”

Il cortocircuito della Feneal UIL: difendere i lavoratori censurando la stampa
Questa vicenda mette a nudo un cortocircuito etico e politico sconcertante. La Feneal UIL si vanta quotidianamente nelle piazze, nei comunicati e ai tavoli istituzionali di rappresentare il baluardo dei diritti individuali e collettivi dei lavoratori. Tuttavia, alla prima inchiesta giornalistica su ombre e presunte irregolarità che toccano il settore edile, la stessa sigla non ha esitato ad abbandonare gli abiti del garante dei diritti per indossare quelli del censore.
Utilizzare l’arma della querela per trascinare un giornale in tribunale — pretendendo poi di proseguire il giudizio persino a fronte di una richiesta di archiviazione della Procura — significa tentare di imbavagliare la libera informazione. È un atteggiamento ipocrita e arrogante: si rivendicano tutele e democrazia per se stessi, ma si tenta di negare la libertà di stampa a chi fa il proprio dovere di cronaca nell’interesse dei cittadini e degli stessi lavoratori. Un sindacato che ha paura delle inchieste e risponde al giornalismo d’inchiesta con le aule di giustizia tradisce la sua stessa funzione democratica.
Ciro Crescentini

