Assenti al corteo di Pozzuoli, i sindacati confederali rompono il silenzio dopo 96 ore con una raffica di dichiarazioni a cose fatte
Ci sono voluti ben quattro giorni. Quattro giorni di paura, di verifiche statiche gestite nel caos e, soprattutto, di rabbia accumulata nei quartieri e nelle strade dei Campi Flegrei dopo la scossa di magnitudo 4.7. Ma, soprattutto, c’è voluta la marea umana che ha riempito le strade di Pozzuoli – promossa dai comitati territoriali, dalle organizzazioni di base, da Potere al Popolo e dai collettivi studenteschi – per far scattare qualcosa nei palazzi di CGIL, CISL e UIL.
Una manifestazione imponente, spontanea e determinata, che ha strappato con la forza della mobilitazione un incontro con il ministro dell’Interno Piantedosi in Prefettura a Napoli. E i grandi sindacati confederali? Assenti ingiustificati in piazza. In compenso, poche ore dopo l’esito della protesta, le redazioni si sono viste sommerse da un’improvvisa pioggia di comunicati stampa.
La corsa al comunicato: richieste a scoppio ritardato
La prima a battere un colpo è la CISL, che lancia un appello per la sospensione dell’Irpef sui redditi da lavoro e pensione. Una misura limitata alle sole abitazioni dichiarate inagibili, con la premura di chiedere “zero burocrazia”. Subito dopo arriva la UIL, con il segretario Sgambati che alza il tiro chiedendo al ministro Musumeci la sospensione di TARI, IMU, cartelle esattoriali, mutui e finanziamenti, estendendo il blocco anche agli immobili da mettere in sicurezza. Infine si accoda la CGIL, che ammette la fallimentarietà dei decreti precedenti – definiti “inefficaci e con risorse insufficienti” – e chiede finalmente investimenti massicci sulla prevenzione strutturale anziché contributi “velleitari” per l’autonoma sistemazione.
Il gioco del giorno dopo
Leggere queste note a caldo, dopo giorni di silenzio assordante, lascia un retrogusto amaro. La domanda sorge spontanea: dove erano queste sigle mentre i cittadini organizzavano i presidi? Perché le richieste di sospensione dei tributi e di tutela per le fasce fragili vengono messe nero su bianco solo dopo che la piazza ha costretto il Governo a presentarsi in Prefettura?
La sensazione è che si assista al consueto teatrino della politica sindacale: lasciare che siano i movimenti di base e la cittadinanza esasperata a metterci la faccia e a subire la pressione istituzionale, per poi presentarsi a bocce ferme a incassare la visibilità con la retorica della “solidarietà non formale”.
Il bradisismo non è un’emergenza improvvisa, dura da anni. E mentre il territorio rischia la desertificazione economica e sociale, la popolazione ha dimostrato di aver capito da sola come farsi ascoltare. Le note stampa di CGIL, CISL e UIL arrivano fuori tempo massimo: la piazza ha già parlato, ed è stata chiarissima.
Ciro Crescentini

