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Napoli, parte la mobilitazione contro la privatizzazione della Galleria Principe

Redazione by Redazione
16 Gennaio 2024
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota delle attiviste e degli attivisti del Civico 7 Liberato

Comincia a muovere i primi passi decisi il cosiddetto “Patto per Napoli” che ha consentito al sindaco Manfredi di vincere le scorse elezioni comunali proponendosi come l’unico candidato che non avrebbe fatto fallire le casse comunali. Ancora ricordiamo l’astuto ricatto elettorale di massa messo in atto assieme al Governo Draghi e alle dirigenze nazionali del Partito Democratico e del Movimento a 5 Stelle.

Il “Patto/Pacco” prevede che il prezzo da pagare in cambio della concessione, da parte del Governo centrale, della liquidità necessaria per non dichiarare il fallimento delle casse comunali, è l’aumento delle addizionali comunali che colpiscono indistintamente tutti i cittadini e la vendita, talvolta travestita da concessioni decennali, del patrimonio pubblico (il quale non è poca cosa dal punto di vista del valore immobiliare complessivo).

Così il 30 novembre scorso il Comune di Napoli ha ceduto il 30% di alcuni beni pubblici, fra cui la Galleria Principe, valutati 50 milioni di euro, ad una società per azioni posseduta al 100% dal Ministero dell’Economia e Finanza (MEF). L’operazione è formalmente “travestita” da costituzione di un fondo immobiliare comune, posseduto al 70% ancora dal comune e, appunto, al 30% dalla società in questione, ovvero INVIMIT, specializzata in “valorizzazione di beni pubblici”. Tramite vendita o concessione in affitto a privati, anche, come detto, per anni e anni.

Quest’ultima, prevedibilmente, è la fine cui è stata destinata alla Galleria Principe, al di là delle smentite di rito. Ed è condivisa sia dal comune di Napoli stesso, che ha scelto liberamente di stringersi il cappio al collo del “Patto per Napoli”, sia, ovviamente, da INVIMIT, azienda pubblica di privatizza tori/predatori professionisti.

La Galleria, al momento, è il tipico esempio degli effetti della turistificazione selvaggia sul centro antico di Napoli. Accanto a locali chic dai prezzi altissimi, ad uso e consumo dei turisti, a pochi metri si stagliano sporcizia, devastazione strutturale, degrado umano e materiale. Paradossalmente – ma fino ad un certo punto – spesso, in maniera perversa, tali elementi di degrado diventano a loro volta oggetto delle attenzioni e dei flash dei turisti stessi.

L’espansione turistica deregolamenta, dunque, investe gli abitanti con le sue ricadute rovinose in termini di aumento vertiginoso del costo della vita ed ulteriore congestionamento. Di converso, non ha, per essi, nessuna ricaduta positiva, in quanto i servizi di trasporto, l’igiene urbana e il complesso dei servizi continuano ad essere inadeguati, così come permangono le carenze strutturali.

La Galleria Principe è l’immagine specchiata di questa realtà, in quanto vi cominciano a spuntare, come detto, locali di lusso, ma continuano a verificarsi periodici crolli ed il porticato di fronte al museo continua ad essere rifugio dei senzatetto. A nulla sono valsi finora i lavori che periodicamente vengono effettuati, all’interno o alle facciate, datati 2017, 2019 e in corso al momento. Il tetto si presenta come un colabrodo in caso di pioggia e un intero lato è ancora cantiere a causa dei crolli. A tale proposito non ci risulta che – a fronte delle palesi inadempienze tecniche con cui sono stati eseguiti queste tranche di lavori – sia stata avviata, da parte delle varie Amministrazioni Comunali che si sono succedute, un azione di recupero dei fondi spesi o di procedimenti giudiziari contro le ditte inadempienti.

L’esperienza e il corso degli avvenimenti che stanno alle nostre spalle insegna che queste inadempienze delle istituzioni pubbliche vengono spesso utilizzate per giustificare, di fronte all’opinione pubblica, programmi intensi di privatizzazione e svendita che, nel caso della Galleria, la renderebbero sicuramente un luogo per nulla vissuto dagli abitanti, come, con tutti i limiti, anche “strutturali”, avviene ora, andando a snaturare anche la sua vocazione monumentale, artistica e di possibile “agorà pubblico”.

Accanto all’utilizzo a beneficio del quartiere, tuttavia, la Galleria Principe è spesso utilizzata anche per iniziative politiche, assemblee e occasioni di partecipazione popolare. Si tratta, oramai, di uno dei pochi spazi pubblici presenti in città utilizzato ancora in questo modo, senza che si frappongano ostacoli burocratici, repressivi o economici di varia natura. Facciamo notare che al primo piano della Galleria c’è la Sala “Vincenzo Gemito”, che per decenni è stato un significativo spazio pubblico e gratuito per dibattiti, mostre, convegni e quant’altro e che, da circa 5 anni, è chiusa, aperta eccezionalmente per qualche “potente di turno” e lasciata all’incuria e all’abbandono.

Per un uso pubblico, condiviso e sottratto alle speculazioni immobiliari.

La Galleria Principe – come ricordato – è, comunque, l’unico spazio pubblico al centro di Napoli che viene, comunque, attraversato e vissuto da tante realtà culturali, associazioni indipendenti e dai movimenti di lotta cittadini.

Questo “uso sociale” avviene anche grazie alla presenza di realtà politiche e spazi liberati come il nostro – il Civico 7 – ed altri che da tempo contribuiscono a tenere vivo e partecipato il luogo e costituiscono, di fatto, un argine al degrado che avanza.

Negli anni passati, inoltre, abbiamo anche provato a dare un contributo per la risoluzione dell’annosa questione relativa ai senzatetto che trovano rifugio sotto i porticati. Ad esempio, nell’ambito del Coordinamento Solidale di Napoli, gli anni scorsi, si è tentato di proporre l’istallazione di cassonetti rimovibili per i rifiuti, di bagni pubblici, di una lavanderia pubblica utile ad effettuare, ove possibile, il lavaggio dei panni dei senzatetto, nonché la distribuzione programmata di pasti e coperte pulite. Abbiamo indicato anche un locale vuoto ed in disuso che poteva essere attrezzato a tali funzioni umanitarie ed assistenziali ma, ovviamente, le istituzioni non ne hanno voluto sapere lasciando cadere le costruttive proposte avanzate dal Coordinamento Solidale.

E’ necessario ora che la Galleria Principe non vada incontro al triste destino di privatizzazione o concessione a lungo termine quale paiono averla destinata le volontà dell’amministrazione comunale. E’ necessario che questo luogo permanga uno spazio di partecipazione ed attivismo politico/sociale/culturale e che rimanga fruibile agli abitanti, specie ai più poveri che, ormai, nel centro storico congestionato non hanno più nemmeno un posto ove fare una passeggiata e trascorrere il tempo libero. E’ necessario che lo svolgimento di tali funzioni in condizioni strutturali decenti sia assicurato ed è compito fondamentale del Comune di Napoli garantire ciò.

Come attiviste/i del Civico 7 intendiamo richiamare l’attenzione generale su questa questione la quale per gli effetti che produce diventa, sempre più, un aspetto importante del prossimo assetto urbanistico e territoriale del centro della città.

Vogliamo promuovere unitariamente – con quanti sono interessati a porre un deciso Stop a questa ulteriore manomissione di ciò che resta degli spazi di agibilità sociale cittadini – meccanismi di vigilanza rispetto alle manovre del Comune stesso e della società Invimit.

E’ tempo – prima che sia troppo tardi – di mettere in piedi una vera e propria vertenza verso l’amministrazione comunale per rivendicare i nostri spazi, per garantire luoghi di partecipazione collettiva e per dare voce e possibilità di espressione a quanti sono esclusi, mortificati e penalizzati dalle attuali linee di sviluppo strutturale e sociale della città di Napoli.

Attiviste e attiviste Civico 7 Liberato

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