Listopoli, Valente si dimette da capogruppo comunale Pd: “Pago la sfida a sistemi di potere nel partito”

La decisione dopo la richiesta formale di un passo indietro di tre dei quattro altri componenti del gruppo. La deputata: “È stato un ruolo che ho deciso di ricoprire, su richiesta e d’intesa con il Pd, per aiutare il mio partito a ricostruirsi un profilo politico e un radicamento in città dopo il risultato bruciante alle elezioni, dove ha ottenuto un brutto 11%, frutto di anni di assenza e di mancata opposizione in Consiglio comunale a de Magistris, ma frutto anche di tante divisioni, alimentate prima e dopo, durante le primarie e nel corso della campagna elettorale, da chi ha dimostrato di essere mosso più dallo spirito di rivalsa personale, che dalla battaglia in nome di Napoli”

“Come avevo detto più volte in queste settimane di fronte alla richiesta che mi è stata formalizzata stamattina dai componenti del gruppo consiliare e anticipata dalle dichiarazioni del segretario regionale della Campania rese nel corso dell’assemblea pubblica di venerdì scorso, non posso che lasciare il ruolo da capogruppo del Pd al Consiglio comunale di Napoli”. Valeria Valente annuncia le dimissioni sulla scia dello scandalo Listopoli. La decisione dopo la richiesta formale di un passo indietro di tre dei quattro altri componenti del gruppo, protocollato stamani nella segreteria provinciale e regionale del partito.

“Fin dai giorni successivi all’apertura dell’inchiesta sui candidati a loro insaputa, inchiesta in cui non sono indagata – afferma la deputata – e rispetto alla quale continuo con fermezza a ribadire la mia totale e assoluta estraneità, avrei potuto continuare a mantenere la carica di capogruppo soltanto in presenza di una fiducia piena da parte del gruppo. Venuta meno questa fiducia, viene meno anche la mia funzione in Consiglio comunale di capogruppo del Pd.
È stato un ruolo, quello di capogruppo, che ho deciso di ricoprire, su richiesta e d’intesa con il Pd, per aiutare il mio partito a ricostruirsi un profilo politico e un radicamento in città dopo il risultato bruciante alle elezioni amministrative a Napoli, dove ha ottenuto un brutto 11%, frutto di anni di assenza e di mancata opposizione in Consiglio comunale a de Magistris, ma frutto anche di tante divisioni, alimentate prima e dopo, durante le primarie e nel corso della campagna elettorale, da chi ha dimostrato di essere mosso più dallo spirito di rivalsa personale, che dalla battaglia in nome di Napoli. Per quel risultato, per quell’11%, così come del resto su molte altre cose, ancora oggi, nessuno, a parte la sottoscritta, ha sentito il dovere di assumersi la sua parte di responsabilità”. La parlamentare prova a uscire dall’angolo e lancia un duro atto d’accusa al suo partito.

 

 

“Per me, inutile negarlo, è un momento di grande amarezza – dice Valente -. Soprattutto per l’uso strumentale che viene fatto dell’intera vicenda. Pago l’aver avuto il coraggio di sfidare, con la scelta di candidarmi a sindaco, personalità importanti e i loro sistemi di potere, l’ambizione di aver provato e creduto che fosse possibile costruire un profilo di opposizione non succube alle logiche del consenso personale dei singoli, ma che tornasse ad avere la voglia di parlare a pezzi di opinione pubblica in ragione di battaglie chiare e visibili, il non essermi fermata anche quando mi veniva chiesto, l’avere scelto a volte di andare avanti da sola senza fare sconti a nessuno, senza paura, forte di una vita specchiata, del mio rigore e della mia assoluta onestà, senza avere nessun potere forte alle spalle. L’avere sfidato pratiche fatte di silenzi, assenze e mancate contestazioni e consociativismo sotterraneo che hanno caratterizzato e caratterizzano pezzi del Pd in cambio della gestione di pezzi di potere funzionali a costruire fette di consenso personale”.

 

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