Inchiesta Qatargate. Interrogatorio fiume di quasi quattro ore. L’eurodeputato ha contestato gli addebiti di fronte al giudice, che ora dovrà verificare la testimonianza
Il parlamentare europeo del Partito Democratico, Andrea Cozzolino si trova in stato di fermo a Bruxelles, nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Qatargate. Lo riferisce il portavoce della procura federale belga al termine di un interrogatorio fiume, durato quasi quattro ore, tra l’eurodeputato e il giudice istruttore Michel Claise, alla guida delle indagini.
“Il giudice dovrà ora verificare la testimonianza offerta da Cozzolino e martedì deciderà se convalidare il fermo o disporre il suo rilascio sotto condizioni o con il regime di braccialetto elettronico”, spiega il portavoce.
Il giudice istruttore Claise ha poi deciso di lasciare la guida dell’inchiesta. Una decisione improvvisa, presa “in via cautelare per consentire alla giustizia di continuare serenamente il suo lavoro”. E, stando ai legali del politico campano Dezio Ferraro e Federico Conte, “a seguito delle osservazioni sollevate” proprio dai suoi avvocati nel corso dell’interrogatorio.
Rilievi che farebbero emergere un conflitto d’interessi tra la sfera privata e il lavoro del giudice istruttore: stando a fonti qualificate, il figlio di Claise avrebbe lavorato per uno degli indagati.
Sul lavoro di Claise pesano peraltro mesi di critiche da parte dell’opinione pubblica per le sue maniere forti nel disporre lunghi mesi in carcere per gli indagati, tra i quali anche l’ex vicepresidente del Parlamento europeo, Eva Kaili, trattenuta nella prigione di Haren per oltre quattro mesi lontana dalla figlia di due anni.
Prima dell’inaspettata uscita di scena, Claise ha atteso l’arrivo a Bruxelles – invocato per mesi con una richiesta di estradizione rimasta lettera morta – dell’eurodeputato Andrea Cozzolino, atterrato da Napoli intorno alle 15, forte della revoca dei domiciliari ottenuta giovedì scorso dopo oltre quattro mesi passati nella sua abitazione campana.
L’eurodeputato è stato subito portato nei locali della procura federale belga per essere ascoltato dagli inquirenti. Una testimonianza che non ha convinto il magistrato belga, spingendolo a tenere il politico ‘sub iudice’ almeno per una notte.
A decidere la sorte di Cozzolino, e la possibile richiesta di rinvio a giudizio degli altri sospettati, sarà quindi un altro giudice istruttore. Anche questa volta, hanno fatto sapere i suoi difensori, “ha risposto a tutte le domande, contestando gli addebiti e ricostruendo nel dettaglio la sua attività parlamentare sui dossier del Marocco e del Qatar”. Ora “resterà a disposizione delle autorità per il prosieguo delle attività investigative”, che continueranno “con un nuovo interrogatorio davanti alla Polizia giudiziaria” già nelle prossime ore.
E, nel frattempo, a passare al contrattacco è stata anche Eva Kaili, avanzando un ricorso interno per chiedere all’Eurocamera di fare chiarezza sull’uso di software spia da parte dei servizi segreti per sorvegliare la sua attività politica in violazione dell’immunità parlamentare. Ad ascoltarli nel prosieguo delle indagini preliminari però non ci sarà più Claise.
Al nuovo giudice il compito di aprire la strada al processo o chiudere il Qatargate.
