L’operazione nelle province di Caserta, Napoli ed Alessandria: sigilli ai beni di Maurizio Capoluongo, accusato anche dell’omicidio di Ciro Nuvoletta
NAPOLI – E’ di oltre 10 milioni di euro il patrimonio sequestrato su provvedimento dall’Autorità giudiziaria di Napoli ad un imprenditore ritenuto affiliato ai Casalesi. Si tratta di Maurizio Capoluongo, esponente della cosca fin dai tempi di Bardellino, oggi detenuto al 41 bis e accusato dell’omicidio del boss maranese Ciro Nuvoletta. Le indagini patrimoniali, svolte dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, hanno permesso
di individuare società immobiliari, terreni, rapporti bancari. Il team della Polizia di Stato, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha ricostruito le acquisizioni patrimoniali dell’indagato, evidenziando l’origine illecita dei beni e la loro sproporzione rispetto ai redditi dichiarati. L’operazione è condotta da investigatori delle Squadre Mobili di Napoli e di Caserta, coordinati dal Servizio Centrale Operativo, nelle province di
Caserta, Napoli ed Alessandria.
I BENI SEQUESTRATI – Con il provvedimento, sono sottoposti a sequestro la totalità delle quote e l’intero patrimonio aziendale della società Ludomar Immobiliare s.r.l, con sede a Valenza, nell’Alessandrino, la totalità delle quote e l’intero patrimonio della società ML Immobiliare s.r.l, con sede ad Aversa, nel Casertano, la totalità delle quote e l’intero patrimonio della società D’Angelo & C. s.r.l, con sede ad Aversa, attiva nella commercio di oro e preziosi, 31 immobili, 4 terreni, ubicati in provincia di Napoli, Caserta ed Alessandria, autovetture, gioielli e preziosi, conti correnti bancari, assegni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.
L’INDAGINE – Maurizio Capoluongo era già destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere per l’omicidio di Ciro Nuvoletta e per associazione di stampo camorristico. Le indagini, anche sul suo patrimonio, sono partite dopo le dichiarazioni del boss Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia. Iovine, nel ricostruire la storia del clan sin dalla sua nascita, ha fornito agli inquirenti spunto per affermare la partecipazione di Capoluongo all’omicidio di Ciro Nuvoletta e la partecipazione alla cosa sin dal periodo in cui Antonio Bardellino ne rappresentava il capo indiscusso. Dalle indagini emerge che aveva accumulato un rilevante patrimonio solo in parte, formalmente, nella sua titolarità, composto da beni immobili di diversa natura e dislocati in diverse regioni d’Italia e da altri beni mobili, tra cui preziosi di ingente valore. Il provvedimento di sequestro in via d’urgenza si è reso necessario per impedire la dispersione dei beni, nonostante Capoluongo fosse in carcere al 41 bis “Dalle intercettazioni – si legge nella nota del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli – gli inquirenti hanno scoperto una strategia concordata con i più stretti congiunti di Capoluongo per alienare alcuni beni e quote societarie ed occultarne altri non ancora individuati e sui quali sono tuttora in corso attività investigative”.
