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Ecosistema Urbano 2025: Napoli e Caserta tra le peggiori città campane per qualità ambientale

Redazione by Redazione
20 Ottobre 2025
in Campania, Notizie correlate
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Il rapporto di Legambiente evidenzia le difficoltà delle città campane nel rispetto degli standard ambientali

Campania sempre più in affanno sul fronte ambientale. A rivelarlo è il rapporto Ecosistema Urbano 2025 di Legambiente, realizzato con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che analizza le performance ambientali di 106 capoluoghi italiani. Il verdetto è impietoso: Napoli e Caserta sprofondano in fondo alla classifica, mentre solo Avellino mostra segnali concreti di miglioramento.

Napoli si piazza al 103° posto, quart’ultima in Italia, confermandosi la peggiore tra le grandi città. Caserta segue a ruota, ferma al 98° posto. Male anche Benevento, che perde 20 posizioni in un solo anno e scende all’80° posto. Salerno resta in fondo alla classifica, all’87°, guadagnando appena un punto. Avellino è l’unica eccezione positiva: scala 14 posizioni e arriva al 52° posto.

Città grigie tendenti al nero, così Legambiente fotografa la situazione urbana in Campania.

“I numeri ci raccontano criticità ormai strutturali: smog, dispersione idrica, carenza di verde, mobilità lenta. Le città campane devono accelerare nella transizione ecologica, rendendo strategici i cantieri oggi in corso. È tempo di trasformare il disagio in opportunità”, afferma Francesca Ferro, direttrice di Legambiente Campania.

Qualità dell’aria: smog ancora fuori controllo

Nessuno dei capoluoghi campani rispetta i nuovi valori guida dell’OMS sulla qualità dell’aria. Napoli resta tra i peggiori per biossido di azoto (NO₂), con una media di 38 µg/m³, in aumento rispetto al 2023. Seguono Salerno con 27 µg/m³, Caserta (non specificato), Avellino e Benevento. Le polveri sottili (PM10) sono sotto la soglia normativa (40 µg/m³), ma restano alte a Caserta (32 µg/m³) e Napoli (28 µg/m³).

Lo smog resta una delle emergenze più gravi per la salute pubblica e l’ambiente urbano, ma mancano strategie di riduzione coerenti.

Rete idrica colabrodo

Il quadro sulla dispersione idrica è drammatico: Salerno e Caserta perdono il 61% dell’acqua immessa in rete, Benevento il 57%. Solo Napoli limita le perdite al 30%, ma resta comunque lontana da livelli efficienti. La perdita di acqua potabile resta una piaga invisibile, ma dalle pesanti conseguenze ambientali ed economiche.

Raccolta differenziata: Salerno guida, Napoli insegue

Solo Salerno supera l’obiettivo di legge del 65%, raggiungendo il 74% di raccolta differenziata. Bene anche Avellino e Benevento, entrambe al 63%. Caserta si ferma al 55%, mentre Napoli resta fanalino di coda con il 44%, nonostante un lieve miglioramento rispetto al 39% dello scorso anno.

Sul fronte della produzione di rifiuti, Napoli genera 537 kg per abitante all’anno, superando la media nazionale di 526 kg. Gli altri capoluoghi si mantengono sotto la soglia, ma il dato complessivo resta preoccupante.

Trasporto pubblico: Napoli cresce, ma resta indietro

Napoli mostra segnali positivi nell’uso del trasporto pubblico: nel 2024 si registrano 86 viaggi per abitante, in crescita rispetto agli anni precedenti. Ma il confronto con le grandi città italiane è impietoso: Milano è a 424, Roma a 277, Firenze a 247. Anche l’offerta resta insufficiente, con appena 20 vetture-km per abitante, lontanissima dai 110 di Milano.

Caserta è tra le 10 città italiane che non raggiungono nemmeno i 10 passeggeri per abitante.

Verde urbano e isole pedonali: serve una rivoluzione

Tutte le città campane sono sotto la media nazionale (48,6 mq/100 ab) per le isole pedonali. Benevento è la migliore con 40 mq/100 ab, mentre Avellino chiude con appena 2,6 mq.

Anche il verde urbano accessibile è carente: si va dai 23 mq pro capite di Benevento, ai 18 di Caserta e Avellino. Salerno e Napoli sono in coda con rispettivamente 10 e 9,5 mq per abitante.

Un altro ritardo storico riguarda l’uso delle energie rinnovabili negli edifici pubblici. Solo Avellino e Benevento hanno una potenza installata significativa (rispettivamente 9,54 e 5 kW ogni 1000 abitanti). Napoli (0,22 kW) e Salerno (1,51 kW) sono agli ultimi posti.

“Senza interventi coraggiosi, la transizione ecologica resterà solo uno slogan. Serve una rigenerazione urbana vera, che parta dalle periferie, dalla mobilità dolce, dai corridoi verdi e dall’efficienza energetica”, sottolinea ancora Francesca Ferro.

Le città devono cambiare passo

Il rapporto di Legambiente non lascia spazio a interpretazioni: la Campania è in forte ritardo sulla sostenibilità urbana, nonostante la presenza di fondi e cantieri legati al PNRR e alla transizione ecologica. I dati ambientali peggiorano o restano stabili, a dimostrazione che gli interventi strutturali sono ancora insufficienti o troppo lenti.

“È il momento di ripensare il modello di città. Pedonalizzazioni, piste ciclabili, forestazione urbana, riqualificazione degli spazi comuni: non sono opzioni, ma necessità. E devono essere progettate insieme ai cittadini, per renderle realmente efficaci”, conclude Ferro.

Un’occasione da non sprecare

Le città campane, affaticate da anni di mala gestione e inerzia amministrativa, hanno oggi un’occasione irripetibile per invertire la rotta. La decarbonizzazione, la resilienza climatica e la qualità della vita non sono obiettivi astratti, ma strumenti per ricostruire un rapporto sano tra cittadini e territorio. Ma serve una visione. Serve il coraggio politico. E serve, soprattutto, ascoltare la voce delle comunità, spesso ignorata.

Alma

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