Lettera a Roberto Fico: «Ospedale indifferente», ma l’azienda si difende
La morte del piccolo Domenico Caliendo continua ad alimentare un duro confronto tra la famiglia e l’Azienda ospedaliera dei Colli, con il presidio Monaldi al centro delle polemiche. Il comportamento della struttura viene descritto dal legale dei genitori come distante e privo della necessaria sensibilità istituzionale, un atteggiamento che — secondo l’accusa — si sarebbe manifestato già durante il ricovero del bambino.
Attraverso una lettera aperta indirizzata all’opinione pubblica e al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, l’avvocato Francesco Petruzzi ha chiesto un intervento diretto per sbloccare la situazione. L’intento, viene precisato, è quello di avviare un percorso stragiudiziale sul piano risarcitorio, senza trasformare la vicenda in uno scontro giudiziario più ampio.
Nel testo, il legale denuncia: «Siamo stati chiamati per l’albero in suo ricordo, un tentativo di riabilitare l’immagine pubblica del Monaldi attraverso un gesto di facciata». A questo contatto, però, non sarebbe seguito alcun riscontro formale alla PEC inviata dalla difesa della famiglia, che proponeva un confronto.
Secondo Francesco Petruzzi, l’obiettivo era evitare ai genitori un ulteriore trauma: «Una proposta di dialogo, non una dichiarazione di guerra». L’invito, spiega, mirava ad aprire una trattativa nel rispetto reciproco, ma — sempre secondo la ricostruzione della famiglia — sarebbe stato ignorato: «Il Monaldi non ha risposto… ha semplicemente eliso la comunicazione, come se quella Pec non fosse mai stata trasmessa».
Da qui la richiesta esplicita al governatore Roberto Fico di esercitare i poteri di vigilanza sulle aziende sanitarie regionali. Nella lettera si arriva anche a chiedere un cambio ai vertici del Monaldi: «Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza… non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione inadeguata rappresenta un rischio istituzionale».
Nel passaggio più intenso, il legale richiama la memoria del bambino: «Domenico meritava di vivere… la sua famiglia merita giustizia, risarcimento e rispetto istituzionale. Non un albero. Giustizia».
Di segno opposto la posizione dell’Azienda ospedaliera dei Colli, espressa dalla direttrice generale Anna Iervolino. In una nota ufficiale, viene chiarito che la proposta ricevuta prevedeva una richiesta risarcitoria di tre milioni di euro ed era formulata come non negoziabile: «Non può pertanto parlarsi di mancata apertura di una trattativa, in assenza di un effettivo spazio negoziale».
La direttrice sottolinea inoltre che il caso è ancora oggetto di indagini e richiede approfondimenti tecnici: «La valutazione impone verifiche tecnico-legali che non possono essere compresse entro termini unilaterali».
Non manca un riferimento alla gestione pubblica della vicenda: «Sorprende che una comunicazione qualificata come riservata venga oggi utilizzata in sede pubblica», osserva Anna Iervolino, evidenziando il rischio di sovrapporre il piano mediatico a quello giuridico.
L’Azienda precisa inoltre che una richiesta formale di incontro è arrivata solo il 24 marzo ed è stata subito presa in carico dagli uffici competenti. Quanto all’iniziativa dell’ulivo, viene descritta come un gesto spontaneo del personale sanitario, accolto con favore dai genitori, che — pur chiedendo giustizia — non nutrirebbero rancore verso medici e infermieri.
Due versioni che restano distanti, mentre la vicenda prosegue tra richieste di responsabilità, percorsi giudiziari in corso e il tentativo — ancora incompiuto — di aprire un dialogo.
Ciro Crescentini

