Liquidazione giudiziale dopo anni di silenzi e gestione opaca. CGIL FP: “Sconfitta per la sanità pubblica, ora vigilanza dell’ASL”
La chiusura definitiva del CEFIM segna una ferita profonda nel sistema sanitario casertano. Con l’avvio della liquidazione giudiziale della società che gestiva la storica struttura riabilitativa, la città perde un presidio fondamentale per l’assistenza a persone fragili, mentre decine di lavoratori restano vittime di una vicenda lunga, opaca e dolorosa.
Il centro, accreditato da anni e punto di riferimento per la riabilitazione, è stato travolto dal fallimento della società riconducibile ai fratelli Giovanni e Maria Paola Santangelo. Una crisi annunciata, maturata nel tempo, ma mai affrontata con chiarezza né comunicata in modo trasparente a chi, ogni giorno, garantiva cure e professionalità.
Secondo quanto emerso, alla base del collasso vi sarebbero state profonde fratture nella gestione societaria, con contrasti insanabili tra i vertici che hanno paralizzato ogni tentativo di rilancio. Una lunga fase di immobilismo, accompagnata da una gestione amministrativa confusa e priva di prospettive, ha condotto il Tribunale a dichiarare la liquidazione giudiziale, sancendo la fine del CEFIM.
Le ricadute sul territorio sono pesantissime. Circa 250 pazienti – tra cui molti minori e persone con disabilità – hanno perso improvvisamente il loro riferimento terapeutico. L’ASL di Caserta è stata costretta a redistribuire l’utenza su altre strutture convenzionate, già al limite della capienza. Il risultato è un sistema ulteriormente sotto pressione e liste d’attesa che, per prestazioni come fisioterapia, logopedia e neuropsicomotricità, arrivano oggi fino a due anni, compromettendo la continuità e l’efficacia delle cure.
Ma il CEFIM non era solo un luogo di assistenza: rappresentava un patrimonio di competenze, esperienza e umanità. Un’eccellenza costruita nel tempo grazie al lavoro di professionisti che hanno visto il proprio impegno dissolversi a causa di scelte gestionali fallimentari e interessi privati anteposti al bene collettivo.
Particolarmente drammatica è la situazione dei circa 50 lavoratori coinvolti. Per oltre due anni hanno vissuto in una condizione di sospensione e incertezza. Nel dicembre 2023 fu annunciata una chiusura temporanea, motivata da presunti lavori di ristrutturazione durante le festività natalizie, con una riapertura promessa entro marzo. Nessun atto formale, nessun piano operativo. Il 2 aprile 2024, al rientro, i dipendenti hanno trovato la struttura chiusa. Da quel momento, nessuna spiegazione.
Alcuni, ormai allo stremo, hanno rassegnato le dimissioni per giusta causa; altri sono rimasti formalmente in organico, anche perché la società risultava ancora attiva nel registro delle imprese, alimentando l’illusione di una ripartenza. Solo il 7 gennaio 2026 è arrivata la comunicazione ufficiale dei legali: la liquidazione giudiziale era stata avviata. Una verità taciuta per oltre due anni.
Durante questa lunga vicenda, la CGIL FP ha tentato in ogni modo di evitare l’epilogo, promuovendo tavoli di confronto, anche in sede prefettizia, e chiedendo interventi a tutela dei lavoratori e dei pazienti. Tentativi rimasti senza risposte concrete, a fronte di responsabilità che il sindacato attribuisce chiaramente alla gestione dei fratelli Santangelo.
Ora l’attenzione si sposta sull’ASL di Caserta. La CGIL FP chiede massima vigilanza su eventuali future richieste di accreditamento, convenzioni o nuove aperture che dovessero coinvolgere gli stessi soggetti. Quanto accaduto al CEFIM non può diventare un precedente tollerabile.
La chiusura del centro riapre interrogativi cruciali: sulla governance delle strutture sanitarie accreditate, sull’efficacia dei controlli pubblici e sulla reale tutela dei diritti di chi lavora e di chi si cura. In un territorio già segnato da gravi carenze assistenziali, questa storia rappresenta una sconfitta per la sanità pubblica e per l’intera comunità.
Ciro Crescentini
