“Senza standard uguali si mette in pericolo l’agricoltura italiana e la qualità del cibo”
Il dibattito sull’accordo commerciale tra Unione Europea e Paesi del Mercosur continua a essere trattato come una questione tecnica, distante dalla vita quotidiana dei cittadini. Ma secondo il Comitato Agricoltori Avellinesi MVS si tratta di una scelta che avrà ricadute dirette sulla qualità del cibo, sull’economia agricola e sulla sopravvivenza dei territori interni, a partire dall’Irpinia.
Il Comitato interviene pubblicamente per chiarire la propria posizione, sgombrando il campo da equivoci: non si tratta di una contrarietà ideologica al commercio internazionale. «L’Italia – spiegano – è un Paese che vive anche di esportazioni e relazioni economiche globali. Il problema non è il libero scambio in sé, ma le condizioni in cui avviene».
Secondo gli agricoltori avellinesi, oggi non esistono regole uguali per tutti. Le aziende agricole italiane sono sottoposte a normative ambientali e sanitarie particolarmente rigorose, a controlli stringenti e a costi di produzione elevati. Standard che garantiscono sicurezza alimentare, tutela dell’ambiente e qualità del prodotto, ma che rendono impossibile competere con produzioni provenienti da Paesi dove queste regole non sono applicate.
«Non è accettabile – sottolinea il Comitato – che sul mercato europeo arrivino prodotti ottenuti con sostanze vietate in Europa e con costi drasticamente inferiori. In queste condizioni non si parla di concorrenza, ma di concorrenza sleale».
Una dinamica che, secondo il Comitato, finisce per mettere fuori mercato gli agricoltori locali, comprimere i prezzi e scaricare i rischi lungo tutta la filiera, fino ai consumatori.
Il tema assume un peso ancora maggiore se osservato dal punto di vista dell’Irpinia. Si tratta di un territorio storicamente agricolo, caratterizzato da aziende piccole e medie, spesso a conduzione familiare, che rappresentano non solo un’attività economica ma un presidio fondamentale del territorio.
«Qui l’agricoltura non è solo produzione – spiegano – ma manutenzione del suolo, prevenzione del dissesto, identità culturale». Quando un’azienda agricola chiude, le conseguenze non si limitano alla perdita di reddito: diminuisce la cura del territorio, aumenta la fragilità ambientale e si interrompe una trasmissione di saperi e tradizioni.
Il Comitato lega direttamente queste dinamiche allo spopolamento delle aree interne. «Non è una fatalità – affermano – ma il risultato di politiche che rendono sempre meno sostenibile vivere e lavorare in questi territori». Se l’agricoltura non garantisce reddito, i giovani sono costretti ad andare via e i paesi si svuotano.
Da qui il richiamo alla sovranità alimentare, che il Comitato Agricoltori Avellinesi MVS definisce non come uno slogan ideologico, ma come un principio concreto. Sovranità alimentare significa garantire ai cittadini cibo sano, sicuro e controllato; permettere agli agricoltori di vivere del proprio lavoro; assicurare trasparenza sull’origine dei prodotti che arrivano sulle tavole.
«Il cibo non può essere trattato come una merce qualsiasi – ribadiscono – è un bene comune e un diritto fondamentale». Difendere l’agricoltura locale significa quindi difendere la salute, l’ambiente e il futuro dei territori.
Il Comitato rivolge infine un appello alle istituzioni, nazionali e locali, affinché le politiche agricole e commerciali tengano conto delle specificità delle aree interne e non penalizzino chi produce nel rispetto delle regole. Viene chiesto un maggiore livello di informazione, trasparenza e confronto pubblico su decisioni che avranno effetti di lungo periodo.
Il messaggio finale è netto: senza agricoltura non esiste territorio. E senza territorio non può esserci futuro.
Alma
