L’ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano lancia l’allarme sull’intensificarsi dei terremoti e denuncia il silenzio delle istituzioni e della scienza.
Il vulcanologo Giuseppe Luongo, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, ha preso di nuovo posizione sulla situazione critica che sta vivendo la zona dei Campi Flegrei, dove si registra un numero crescente di terremoti. Con due post su Facebook, Luongo ha espresso le sue preoccupazioni, mettendo in evidenza la complessità del fenomeno e l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.
“Il sistema è impazzito”, ha dichiarato Luongo, riferendosi all’intensificarsi della sismicità nell’area. Sebbene l’interpretazione di tale fenomeno non sia semplice, l’esperto invita a sviluppare ipotesi sui meccanismi in atto, da verificare attraverso indagini scientifiche specifiche. Tuttavia, ciò che preoccupa Luongo è il silenzio che permea il mondo scientifico. Mentre vengono descritti gli effetti dei terremoti, non si offrono spiegazioni adeguate sulle cause alla base del fenomeno, lasciando la popolazione in uno stato di incertezza.

La Protezione Civile, secondo Luongo, non sta fornendo il giusto supporto alla comunità, che vive nel timore costante di nuovi terremoti. Non c’è un piano adeguato per affrontare l’angoscia che assale i residenti dei Campi Flegrei, i quali, durante le fasi sismiche più critiche, sono costretti a rimanere per strada, temendo il crollo degli edifici. Il vulcanologo denuncia la mancanza di supporto per le persone più fragili, che soffrono per la difficoltà di trovare un ricovero sicuro e adeguato.
“Una grande confusione e una grande tristezza per i più deboli”, afferma Luongo, che sollecita l’organizzazione di ricoveri temporanei per le persone più bisognose e impaurite, specialmente per coloro che non hanno il sostegno di una rete familiare. Il direttore dell’Osservatorio Vesuviano chiede inoltre un intervento rapido per mettere in sicurezza gli edifici e garantire che la popolazione non viva in costante pericolo.
Luongo attribuisce la causa principale della crisi sismica ai movimenti magmatici, un cambiamento significativo rispetto alle interpretazioni precedenti, che avevano incentrato l’attenzione sull’azione dei gas come motore della crisi. “L’azione dei gas non basta più a spiegare la situazione attuale”, afferma il vulcanologo, spiegando che il magma, in risalita verso la superficie, sta provocando la frattura delle rocce, generando i terremoti che affliggono la zona. Questo approccio, definito “vulcano-tettonico”, segna un cambiamento radicale nell’interpretazione della crisi in corso, ed è visto da Luongo come il primo passo verso una comprensione più precisa dei fenomeni sismici.
Il vulcanologo spiega anche che, a differenza di altri vulcani come l’Etna e Stromboli, che generano tremori continui dovuti alla risalita dei gas nel condotto magmatico, i terremoti ai Campi Flegrei sono causati dalla frattura delle rocce, alimentata dal movimento del magma. Questo cambiamento di prospettiva, secondo Luongo, è necessario per evitare di rimanere bloccati in un vicolo cieco nella valutazione della pericolosità della situazione, che lo stesso esperto ritiene seria.
“Lo studio della fisica dei gas è senza dubbio importante per comprendere i meccanismi eruttivi”, conclude Luongo, “ma non bisogna perdere di vista l’obiettivo principale. Auguro buon lavoro ai geologi, chimici e fisici che si dedicano allo studio dei vulcani, ma la vera sfida è quella di orientarsi verso una conoscenza più precisa e profonda delle cause di questa crisi”.
Con queste parole, Giuseppe Luongo invita la comunità scientifica e le istituzioni a non ignorare l’emergenza e a concentrarsi su indagini più mirate e soluzioni concrete per affrontare i rischi legati ai fenomeni sismici che stanno colpendo i Campi Flegrei.
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