Campania, consigliera Muscarà: “lavoratori percepiscono Cig da fame, intervenga la ministra”

Necessario un rapido provvedimento dell’esecutivo nazionale. Andrebbe cambiato il meccanismo di calcolo. Garantire un’indennità adeguata per fare fronte alla crisi

Migliaia di dipendenti di piccole e medie aziende dei settori collocati in cassa integrazione per effetto delle ordinanze di interruzione delle attività decisi dal governo nazionale e dai governatori regionali a causa del Covid, stanno subendo pesanti conseguenze sul piano economico, sociale e famigliare. Gli importi della Cassa integrazione, infatti, risultano molto esigui, talvolta quasi al limite del credibile. Ai lavoratori sono arrivati bonifici Inps di 200 o 300 euro.  La motivazione dell’esiguità del sostegno economico risiede nell’impianto normativo degli ammortizzatori sociali e nel meccanismo di calcolo per la determinazione dell’importo: tanto la cassa integrazione ordinaria quanto quella in deroga sono pari al 76% della paga base lorda del dipendente e non dell’ammontare complessivo. I parametri non vengono modificati da anni. La questione è stata sollevata dalla consigliera regionale campana Maria Muscarà(M5s) che ha provveduto ad inviare una nota alla ministra del lavoro, Nunzia Catalfo.

consigliera Maria Muscarà

La nota inviata dalla consigliera regionale Maria Muscarà alla Ministra Catalfo

Egregio Ministro Catalfo,

come è noto l’obiettivo della Cassa Integrazione Guadagni è quello di sollevare le aziende, in momentanea difficoltà produttiva, dai costi del lavoro della manodopera temporaneamente non utilizzata, consentendo ai lavoratori di conservare la propria occupazione una volta superata tale difficoltà. È noto altresì che essa si applica sull’intero territorio nazionale senza distinzione di contesto sociale ed economico. Oggi, con la emergenza pandemica, siamo dinanzi ad una condizione che non si caratterizza come crisi economica di singoli settori produttivi ma flagella l’intero corpo sociale in tutte le sue articolazioni, in particolare nei nostri territori dove la cig finisce per rappresentare l’unico sostegno di interi nuclei familiari monoreddito. In quest’ottica sarebbe necessario potere calcolare gli importi sulla base di nuovi criteri, data la ricorrente circostanza per cui l’applicazione della percentuale del 76% sulla paga base lorda di 600 euro (importo medio di uno degli elementi della retribuzione delle varie categorie lavorative) significa, per molte famiglie non avere alcuna garanzia di dignitosa sopravvivenza. In qualità di rappresentate del territorio mi faccio portavoce di questa sentita esigenza e Le chiedo di portare nelle opportune sedi di dibattito e confronto, la proposta di revisionare tecnicamente i parametri di riferimento per il calcolo del contributo di cassa integrazione, prevedendo che l’erogazione finale non debba mai arrivare al di sotto di una accettabile soglia minima.

ministra Nunzia Catalfo

Serve un provvedimento per modificare i criteri di calcolo – L’importo della Cassa Integrazione viene calcolato a partire dal momento in cui è stata interrotta l’attività lavorativa. In estrema sintesi: per un lavoratore che prima dell’emergenza sanitaria percepiva uno stipendio di 1000 euro e che abbia interrotto l’attività il 25 ottobre, ai fini del calcolo dell’importo della cassa integrazione per “Covid-19”, bisognerà sottrarre una quota pari al 20% ed un’altra quota pari ai 15 giorni antecedenti la chiusura.

Dai 1000 euro iniziali bisognerà sottrarre dunque 200 euro – pari al 20% in meno – ed altri 500 circa, che corrispondono alle giornate in cui non era ancora maturato il diritto all’ammortizzatore sociale. E così si arriverà ad una quota di 300 euro. Un’altra limitazione prevista per la Cig è quella della quota massimale, che varia a seconda delle categorie. Per i lavoratori della ristorazione si aggira intorno ai 900 euro mensili.

Calcoli che danneggiano pesantemente sul piano economico i lavoratori e le lavoratrici colpiti dalla crisi. Un meccanismo che andrebbe modificato ad horas con un decreto legge garantendo un importo fisso di almeno 1200 euro per fare fronte al particolare momento economico. Una questione che dovrebbero sollevare i sindacati. Invece, a quanto pare, le organizzazioni che dovrebbero rappresentare i lavoratori puntualmente risultano assenti nei momenti delicati. Forse, sono troppo impegnati nella concertazione, ad organizzare inutili videoconferenze su Zoom, gestire Caf, Agenzie interinali e patronati. In sintesi, le organizzazioni sindacali si sono trasformati in prestatori di servizi mantenendosi lontani dalle tensioni e dalle devastazioni sociali.

L’iniziativa promossa dalla consigliera regionale campana, Maria Muscarà è veramente lodevole, un grande atto di sensibilità sociale e politica in favore di ceti sociali indigenti travolti dalla crisi e dall’emergenza sanitaria. Ci auguriamo un efficace e un rapido intervento della ministra Catalfo.

Ciro Crescentini

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest