Protestano i Comitati civici: “Disagi gravi, chiediamo la deroga al Ministero della Salute”
Scoppia la protesta nei territori dell’Alto Casertano e del Cilento, dopo l’approvazione da parte della Giunta Regionale della Campania della delibera n. 418 del 23 giugno 2025, che prevede la chiusura dei punti nascita negli ospedali di Sessa Aurunca, Piedimonte Matese e Sapri. Una decisione che ha immediatamente mobilitato i Comitati civici locali, che hanno indirizzato una lettera aperta ai parlamentari eletti in Campania, sollecitando un intervento urgente presso il Ministero della Salute.
La riorganizzazione della rete materno-neonatale regionale si basa su un principio stabilito a livello nazionale: il numero minimo di 500 parti annui per mantenere operativo un punto nascita. Tuttavia, esistono deroghe previste dalla normativa per le strutture situate in aree disagiate o con gravi difficoltà di accesso, come previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 2010 e ribadito dai Decreti ministeriali del 2015.
I territori interessati rientrano appieno in queste condizioni. Distanze superiori ai 50 chilometri dai centri ospedalieri alternativi, strade impervie e tempi di percorrenza lunghi rappresentano un rischio reale per madri e neonati. A riconoscerlo è stata la stessa Regione Campania, che con la legge regionale n. 11 del 22 luglio 2025 ha definito questi comuni come “zone disagiate sotto il profilo della fruizione dei servizi sanitari”.
Una battaglia per il diritto alla salute
I Comitati – San Rocco Bene Comune (Sessa Aurunca), Piedimonte è Viva (Piedimonte Matese) e il Comitato di Lotta Ospedale di Sapri – chiedono non solo il ritiro della delibera, ma una deroga ufficiale che consenta la riapertura e la valorizzazione dei punti nascita pubblici oggi a rischio chiusura. “Non si tratta di rivendicare un privilegio, ma di difendere un diritto costituzionale”, si legge nella lettera. “La chiusura di questi presidi, senza tener conto delle specificità territoriali, mette a rischio la salute delle donne e dei neonati”.
Oltre alla deroga, i Comitati chiedono di affrontare un nodo cruciale: il rapporto tra sanità pubblica e strutture private. Secondo i promotori della protesta, le convenzioni con le cliniche accreditate stanno contribuendo a impoverire il sistema pubblico. In alcuni casi, le case di cura private sottraggono utenza ai presidi ospedalieri pubblici, rendendo sempre più difficile raggiungere la soglia dei 500 parti.“Serve una rimodulazione delle convenzioni – affermano – che ponga fine alla concorrenza sleale e favorisca invece un’effettiva collaborazione, come previsto dal nostro sistema sanitario”.
Appello ai parlamentari campani: “Accompagnateci al Ministero della Salute”
La richiesta è chiara: convocare un incontro urgente con il Ministero della Salute, per presentare ufficialmente la richiesta di deroga e spiegare come, con un riequilibrio dell’offerta pubblica/privata, i tre punti nascita potrebbero tornare rapidamente sopra la soglia minima prevista. “Vogliamo essere ascoltati. Abbiamo numeri, dati e proposte. Le nostre comunità stanno già protestando pacificamente, ma sono pronte a mobilitazioni ancora più forti se non saranno ascoltate”.
Le piazze dei tre comuni coinvolti si sono già riempite nei giorni scorsi, in un’ondata di mobilitazione che potrebbe presto estendersi ad altri territori. L’obiettivo dichiarato è rendere questa battaglia una questione non solo locale, ma regionale e nazionale. “Ci auguriamo che i nostri rappresentanti in Parlamento – concludono i Comitati – si facciano carico di questa istanza e ci aiutino a riportare la sanità pubblica al centro delle politiche sanitarie. Il diritto alla salute non può dipendere dal CAP di residenza”.
Red
