Campania, analisi cliniche e visite specialistiche solo a pagamento

Nel mirino è finita la recente delibera 599/21 con la quale la giunta regionale ha assegnato, in via provvisoria, i tetti di spesa per ogni singola struttura per l’anno 2022.

I tetti di spesa verso l’esaurimento in Campania. Effetti devastanti per i cittadini: visite specialistiche, esami diagnostici e di laboratorio (in regime di convenzione), tra qualche giorno, saranno erogati solo a pagamento e dunque chi vorrà usufruirne si vedrà costretto a mettere mano al portafoglio, oppure, in alternativa, a sobbarcarsi le lunghe liste d’attesa nel pubblico.

A pagarne le conseguenze saranno soprattutto i malati cronici e tutte quelle persone in difficoltà economica che, nelle settimane del lockdown, hanno avuto gravi danni a causa del mancato o ritardato accesso alle prestazioni sanitarie monopolizzate dall’emergenza Covid. Persone costrette a rinviare ulteriormente gli accertamenti o, se indifferibili, a pagarli di tasca propria per effettuarli.

Nel mirino è finita la recente delibera 599/21 con la quale la giunta regionale ha assegnato, in via provvisoria, i tetti di spesa per ogni singola struttura per l’anno 2022. Un meccanismo di ripartizione per le prestazioni sanitarie erogate dai privati convenzionati, che però, a conti fatti – è la contestazione –  distribuirà quasi la metà degli importi riconosciuti nel 2021. Il che, in buona sostanza, significherà l’esaurimento del budget in maniera ancora più rapida rispetto a quanto avvenuto finora.

Raffaele Ambosino

Duro il commento di Raffaele Ambrosino, direttore di un laboratorio convenzionato di Melito di Napoli: Blocco delle impegnative ogni 15 gg. Nessun Cup pubblico privato attivo, fascicolo elettronico del paziente? Non esiste. Un povero cristo che deve fare un esame e non ha soldi per pagarlo privatamente, non sa dove deve andare.  Un capolavoro della Regione Campania proprio in questo momento di emergenza Covid ed emergenza sanitaria. Complimenti”.

La combattiva consigliera regionale Maria Muscarà ha chiesto la convocazione urgente della Commissione Sanità Regionale. “Ho scritto al Presidente della Commissione Sanità  per sottoporre alla sua attenzione la situazione che preoccupa molto le strutture private convenzionate e i cittadini campani che corrono il serio rischio di non potersi curare” – sottolinea Muscarà –   Con la delibera di Giunta Regionale 599 viene sostituito il sistema di spesa fino ad ora adottato del cosiddetto tetto “di branca”, ovvero di un budget assegnato a ciascuna ASL, al quale le diverse strutture private accreditate attingono in corso d’anno, fino al suo esaurimento, che costituiva l’impostazione iniziale dei limiti di spesa assegnati dalla Regione a tutte le macro aree di assistenza sanitaria acquistata da soggetti privati accreditati”.

Maria Muscarà

La consigliera regionale aggiunge: “Si adotta una nuova modalità di spesa con un tetto “di struttura” annuo diviso in parti uguali su 12 mesi, quindi con una soglia mensile, abbassando notevolmente il numero dei pazienti che le strutture de quo possono accogliere. Pertanto, molti cittadini, di cui molti con patologie gravi e persistenti, sono costretti ad aspettare mesi oppure a pagare le prestazioni di cui necessitano privatamente. Ovviamente con questo sistema vengono penalizzate le persone meno abbienti e che non hanno altre possibilità. Nella stessa delibera si limita l’accesso alle sole prestazioni che abbiano l’indicazione di urgente o breve; pertanto, si chiede ai privati di programmare le urgenze con una corretta gestione delle liste di attesa, cosa che risulta molto difficile visto che il CUP (Centro Unico di Prenotazione) unico a tutte le strutture pubbliche e private a livello di ASL non è ancora in funzione parimenti al fascicolo sanitario elettronico del cittadino che non è ancora una realtà in Campania”.

Muscarà conclude:“Il blocco delle prestazioni in convenzione coincidente con la riduzione dell’offerta delle strutture pubbliche deve essere assolutamente scongiurata perché comporta la negazione totale dei Livelli di assistenza che avrebbe come unica alternativa il pagamento delle prestazioni a carico dei cittadini ovvero un incentivo alla mobilità extra regionale e infine all’inevitabile rinuncia alle cure”

CiCre

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