RSU aziendale e CISL sostengono la trasformazione. CGIL in silenzio: si accende il caso politico sul servizio idrico
A Napoli la trasformazione di ABC – Azienda speciale Acqua Bene Comune – in società per azioni interamente pubblica procede sotto la regia del sindaco Gaetano Manfredi e diventa anche un caso sindacale e politico sempre più evidente. La RSU di ABC(composta da rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil di categoria) si schiera apertamente con l’amministrazione comunale, la CISL territoriale sostiene senza esitazioni la trasformazione dell’azienda speciale in S.p.A., mentre la CGIL Napoli e Campania guidata da Nicola Ricci mantiene una posizione non esplicita, senza però prendere le distanze né dalla RSU né dall’impostazione favorevole alla riforma.
Nel mezzo restano anche i movimenti per l’acqua pubblica, di fatto ignorati dai sindacati confederali e sostenuti solo dalle organizzazioni sindacali di base, USB, Potere al Popolo, Carc. Ambigua la posizione di Sinistra Italiana. In favore della Spa, il partito Democratico, Fratelli d’Italia, Movimento 5 Stelle e Forza Italia
La RSU di ABC, espressione unitaria delle sigle di categoria, ha accolto positivamente le dichiarazioni del sindaco definendo la trasformazione un passaggio “necessario” e “di svolta”. “ABC resterà al 100% pubblica, viene smentita ogni ipotesi di privatizzazione”, si legge nel comunicato, che interpreta la S.p.A. come unico strumento utile per garantire continuità gestionale e occupazionale, in linea con i vincoli normativi.
Ma il punto politico più delicato è proprio l’allineamento della RSU alla linea dell’amministrazione: un sostegno esplicito alla scelta del sindaco Gaetano Manfredi che, di fatto, si accompagna a una totale assenza di confronto con i movimenti per l’acqua pubblica, da sempre contrari alla trasformazione dell’azienda speciale.
Sul fronte CISL territoriale la posizione è altrettanto netta. La categoria sostiene che la S.p.A. sia l’unico modello in grado di garantire investimenti e stabilità nel lungo periodo. “Non si tratta di un’opzione ideologica ma dell’unico binario tecnico percorribile per assicurare il servizio idrico integrato nei prossimi decenni”, affermano i segretari, allineandosi di fatto alla strategia dell’amministrazione comunale.
Diverso, ma politicamente rilevante, il caso della CGIL Napoli e Campania guidata da Nicola Ricci: nessuna presa di posizione ufficiale sulla trasformazione, nessuna adesione esplicita alla linea della RSU e nessuna critica pubblica al percorso verso la S.p.A. Una posizione che viene letta come ambigua, perché non si traduce né in sostegno né in dissenso, lasciando di fatto senza rappresentanza esplicita una parte del dibattito sindacale.
Sul piano politico, il sindaco Gaetano Manfredi difende la trasformazione come scelta obbligata dal quadro normativo e compatibile con la natura interamente pubblica del servizio idrico. “ABC resterà pubblica al 100%, non c’è alcuna privatizzazione: la S.p.A. sarà solo uno strumento giuridico con capitale totalmente pubblico”, ha ribadito.
Ma è proprio sulla natura giuridica della riforma che si concentra il nodo più controverso del dibattito: La trasformazione di ABC Napoli in S.p.A. rappresenta un passo indietro rispetto all’azienda speciale, nata per garantire un controllo pubblico pieno e stabile sull’acqua. Anche se il Comune resta proprietario al 100%, la S.p.A. è una forma di diritto privato e, in linea di principio, il capitale è rappresentato da azioni trasferibili. Per questo l’idea di “azioni incedibili” è debole sul piano giuridico: nella S.p.A. la regola è la circolazione delle azioni e i divieti assoluti e permanenti non sono coerenti con il modello societario. L’azienda speciale, invece, esclude per sua natura l’ingresso dei privati e offre una tutela più forte e non facilmente modificabile della gestione pubblica del servizio idrico.
Questo passaggio evidenzia la distanza tra la narrazione della “continuità pubblica assoluta” e la realtà dello strumento giuridico scelto, che introduce una diversa architettura normativa rispetto all’azienda speciale.
Nel frattempo, restano sullo sfondo le critiche dei comitati per l’acqua pubblica e dell’ex sindaco Luigi de Magistris, che contestano la trasformazione come arretramento rispetto al modello originario e denunciano la progressiva marginalizzazione del conflitto sociale attorno al servizio idrico.
Il risultato è un quadro in cui la RSU aziendale si schiera con il sindaco e ignora il fronte dei movimenti, la CISL territoriale sostiene senza ambiguità la trasformazione e la CGIL resta in una posizione non definita, senza prendere distanza né dalla riforma né dagli equilibri sindacali interni.
Un assetto che solleva interrogativi sempre più forti sul ruolo effettivo dei sindacati aziendali in una delle partite più delicate sulla gestione dei beni pubblici a Napoli.
Ciro Crescentini
