Clausole sociali e assunzioni nel territorio: mancano ancora dati pubblici. Il silenzio dei sindacati Cgil, Cisl e Uil solleva nuove domande.
A Bagnoli l’America’s Cup rischia di diventare il simbolo di una contraddizione: grandi investimenti, grandi yacht, grandi promesse, ma ancora poche certezze sul lavoro stabile e di qualità per i cittadini del territorio.
Quando sono state formalizzate le cosiddette clausole sociali per la bonifica di Bagnoli, l’obiettivo dichiarato era chiaro: favorire l’assunzione di persone svantaggiate provenienti dal territorio nei lavori affidati alle imprese. Il documento sottoscritto in Prefettura il 13 febbraio 2026 da Commissario straordinario, Invitalia, Comune di Napoli e RTI Greenthesis prevede infatti che le imprese, direttamente o attraverso i subappaltatori, ricorrano prioritariamente ai profili individuati attraverso le attività di profilazione del Comune.
Il problema è che oggi manca un bilancio pubblico capace di dimostrare quanto quell’impegno sia stato effettivamente rispettato. Non bastano le dichiarazioni d’intenti. Non basta dire che sono state profilate centinaia di persone. Profilare significa individuare potenziali lavoratori: assumere significa dare un contratto, una retribuzione, diritti e una prospettiva occupazionale.
E proprio per questo il prefetto Michele Di Bari dovrebbe chiedere immediatamente un rendiconto dettagliato. Quanti residenti di Bagnoli sono stati assunti? Quanti lavoratori provenienti dal bacino della profilazione? Con quali contratti? Per quanto tempo? Quanti sono a tempo indeterminato? Quanti appartengono alle categorie svantaggiate? Quante donne, quanti giovani e quante persone con disabilità?
Sono domande tanto più necessarie perché il 24 marzo 2026 è stato sottoscritto in Prefettura un protocollo di legalità e sicurezza che coinvolge istituzioni, imprese, Cgil, Cisl e Uil e prevede anche criteri premiali per chi favorisce l’assunzione di giovani, donne e persone con disabilità, comprese quelle appartenenti al territorio di Bagnoli. Il protocollo istituisce inoltre un tavolo di monitoraggio presso la Prefettura.
E allora il monitoraggio deve cominciare dai numeri. Perché mentre si aspettano i risultati delle clausole sociali, l’America’s Cup ha già una campagna di reclutamento perfettamente visibile: quella dei volontari.
Il programma ufficiale della Louis Vuitton 38ª America’s Cup chiede persone disponibili per la regata preliminare di Napoli, dal 24 al 27 settembre 2026, e per il grande evento del 2027 almeno dieci giorni consecutivi. I volontari saranno impegnati anche nelle attività operative a terra e in acqua, nell’assistenza al pubblico e nelle attività connesse all’evento. In cambio sono previsti divisa, pasti e formazione. Nessuna retribuzione. Viaggio, alloggio e spese personali sono a carico dei volontari.
Qui bisogna essere netti: è inaccettabile trasformare il lavoro gratuito in una componente ordinaria di una grande manifestazione internazionale.
Il volontariato è una scelta nobile quando nasce dalla libera volontà di offrire tempo e competenze a una causa sociale. Ma se un’organizzazione utilizza persone per garantire attività operative indispensabili allo svolgimento di un evento, la domanda diventa inevitabile: perché quelle prestazioni non devono essere lavoro regolarmente retribuito?
Il paradosso è ancora più evidente a Bagnoli, dove da anni si parla di rigenerazione, occupazione e riscatto sociale. Ai cittadini viene chiesto di credere che l’America’s Cup porterà sviluppo e opportunità; poi, quando arrivano le prime occasioni concrete di partecipazione, viene offerto il volontariato gratuito.
E dov’è il sindacato? Cgil, Cisl e Uil hanno sottoscritto il protocollo di legalità e sicurezza e hanno assunto un ruolo nel sistema di monitoraggio. Proprio per questo non possono limitarsi a celebrare il protocollo come modello nazionale: devono controllare che il lavoro promesso sia realmente lavoro, e che le clausole sociali non restino sulla carta.
C’è poi un interrogativo politico ancora più delicato: se i posti di lavoro saranno assegnati, con quali criteri? Chi stabilirà le priorità? Saranno procedure pubbliche e trasparenti? Saranno pubblicati numeri, profili richiesti, criteri di selezione e risultati?
Nessuno può affermare, senza prove, che vi sia una lottizzazione dei posti. Ma proprio per impedire qualsiasi sospetto di discrezionalità o clientelismo bisogna rendere tutto trasparente. Il lavoro non può diventare una concessione politica né una ricompensa per qualcuno.
Il Movimento Disabili per la Pace, attraverso Osvaldo Barba, pone inoltre una questione che non può essere ignorata: l’effettivo coinvolgimento delle persone con disabilità e il rispetto degli obblighi previsti dalla legge 68/99. Anche su questo servono dati e verifiche, non annunci. Bagnoli non chiede elemosine e non chiede passerelle. Chiede lavoro. Lavoro regolare, dignitoso, qualificato e accessibile anche alle persone più fragili.
Se l’America’s Cup vuole davvero essere un’opportunità per Napoli, il bilancio non potrà essere misurato soltanto in presenze turistiche, sponsor, yacht e immagini televisive.
Dovrà essere misurato anche in contratti firmati, salari pagati, giovani assunti, persone svantaggiate inserite e cittadini di Bagnoli che finalmente trovano un lavoro vero.
Perché sarebbe davvero uno scandalo se, mentre i ricconi della vela arrivano a Napoli, a Bagnoli ai cittadini venisse chiesto soltanto di applaudire e lavorare gratis.
Ciro Crescentini
