Per il pm Paolo Storari gli aumenti a 14 euro l’ora sono solo sulla carta. No alla revoca del controllo giudiziario per Foodinho: “I lavoratori vanno assunti”
A fine maggio Glovo aveva annunciato un innalzamento dei compensi a 3 euro a consegna e 14 euro di paga oraria, nel tentativo di rispondere all’inchiesta giudiziaria per caporalato e sfruttamento.
Tuttavia, dopo un mese di sperimentazione, il pm di Milano Paolo Storari ha bocciato la misura: i rincari sono rimasti su carta. Analizzando giugno, emerge che ai 26mila corrieri viene retribuito solo il tempo effettivo di consegna, escludendo le attese tra un ordine e l’altro e la ricerca di un nuovo posizionamento. Questo vuoto temporale ammonta al 28,60% del totale lavorato, lasciando più della metà dei rider sotto la soglia minima promessa. Il parere negativo alla revoca del controllo giudiziario evidenzia inoltre gravi carenze in termini di trasparenza, sicurezza, servizi igienici e un sistema di classificazione autonoma che scarica i contributi sui lavoratori, alterando la concorrenza e riaprendo il dibattito sulla necessità di riconoscerne la subordinazione tramite il CCNL Logistica.
La retribuzione invisibile e il paradosso dei minuti contati
Dietro la promessa di una paga dignitosa si nascondeva un meccanismo di calcolo ferreo. La piattaforma Foodinho ha scelto di pagare unicamente il tragitto compiuto con il pacco in sella, azzerando economicamente tutti i momenti morti di attesa sulla strada.
I numeri elaborati dagli inquirenti fotografano un divario netto: su quasi 1,2 milioni di ore lavorate in totale nel mese di giugno, ben 342.629 ore non sono state retribuite. Tradotto in percentuale, quasi il ventinove percento dell’impegno quotidiano dei corrieri non riceve alcuna copertura economica. Di conseguenza, pur rispettando formalmente i quattordici euro orari nei microscopici segmenti di consegna attiva, la paga reale crolla verticalmente per la maggioranza degli operatori non appena si considerano i tempi reali di connessione.
Condizioni minime e il muro dell’evasione contributiva
La bocciatura della Procura non si ferma all’aspetto salariale. Il quadro tracciato dagli inquirenti mette in luce una gestione carente anche sul fronte della sicurezza fisica e della dignità umana. Nelle giornate di maltempo estremo, i rider continuano a operare privi di ripari strutturali, kit medici di base o di un accesso garantito ai servizi igienici.
A ciò si aggiunge una forte evasione contributiva strutturale: mascherare i corrieri da lavoratori autonomi permette alla multinazionale di eludere i costi previdenziali, ribaltando l’onere su prestatori che raramente riescono ad assolverli.
L’algoritmo come datore di lavoro
La questione centrale torna a essere quella della subordinazione giuridica. Quando un software decide i compensi, traccia le rotte e stabilisce il valore temporale della prestazione, esercita a tutti gli effetti un potere direttivo. Come sottolineato dal sindacato Slang Usb, la digitalizzazione del comando non cancella la natura gerarchica del rapporto: l’unica risposta istituzionale adeguata rimane l’assunzione stabile e l’applicazione integrale del CCNL di settore.
Alessandro Manna

