La fotografia di Jehad Alshrafi era stata selezionata per il festival francese. Poi è stata rimossa. Alcuni account filo-israeliani hanno celebrato la decisione
Era esposta in alto a destra, insieme agli altri scatti della mostra. Poi è stata rimossa. Senza clamore, quasi senza spiegazioni. La fotografia di Jehad Alshrafi, collaboratore dell’Associated Press, mostra una partita di calcio giocata a Gaza tra edifici devastati dalla guerra. Un’immagine potente, capace di raccontare in un solo fotogramma la distruzione e, allo stesso tempo, la voglia di vivere di una popolazione stremata.
Lo scatto era stato selezionato per il Deauville Sport Images Festival, concorso fotografico nato nel 2025 nell’omonima località della Normandia. La mostra, allestita sul lungomare di Deauville e visitabile fino al 6 settembre, raccoglie immagini dedicate allo sport e dovrebbe offrire quello che gli organizzatori definiscono un «caleidoscopio delle immagini sportive più spettacolari» dell’ultimo anno.
Tra quelle fotografie c’era anche quella di Alshrafi. La didascalia racconta di giocatori del Gaza Sports Club e dell’Al-Ahly Club impegnati in una partita su un campo di nuova costruzione, circondato da edifici distrutti durante le operazioni di terra e le incursioni aeree israeliane a Gaza City.
Le immagini furono realizzate il 14 febbraio 2026. In esse il calcio diventa molto più di uno sport: è un gesto di resistenza quotidiana, un modo per riappropriarsi di uno spazio di vita in mezzo alla devastazione. Un pallone che torna a rotolare dove tutto intorno parla di guerra.
La rimozione è stata denunciata dal quotidiano locale Le Pays d’Auge e da Sylvain Larcher, segretario locale del Partito Socialista. Interpellati dalla testata, gli organizzatori del festival e il Comune di Deauville hanno confermato la sostituzione dell’opera, spiegando: «Non vogliamo creare polemiche» e «offendere nessuno».
Ma che cosa c’era di offensivo in quella fotografia? La risposta non è stata chiarita. E proprio l’assenza di spiegazioni ha alimentato il sospetto che sulla decisione possano avere pesato pressioni esterne. Alcuni account filo-israeliani sui social hanno infatti celebrato la rimozione dello scatto. Non ci sono, al momento, elementi sufficienti per affermare che il Comune abbia ceduto a tali pressioni. Ma il dubbio resta.
E resta soprattutto la fotografia. Quella che mostra ciò che la guerra lascia dietro di sé e, insieme, ciò che non riesce a distruggere: il desiderio di giocare, incontrarsi, vivere. Forse è proprio questo il motivo per cui un’immagine così semplice è diventata così scomoda. Perché tra le macerie di Gaza, quel pallone continua a rotolare.
Ciro Crescentini
