Ex ministro e storico esponente Dc, si è spento a 87 anni dopo una lunga carriera politica
Si è spento nel pomeriggio, all’età di 87 anni, Paolo Cirino Pomicino, figura storica della politica italiana, già parlamentare della Democrazia Cristiana e ministro nei governi guidati da Giulio Andreotti. Ricoverato da alcuni giorni, il politico napoletano lascia dietro di sé una lunga e articolata esperienza pubblica, segnata da ruoli di primo piano e da momenti controversi.
Nato a Napoli nel 1939, Pomicino intraprese inizialmente la carriera medica, laureandosi e specializzandosi in Neurologia. Tuttavia, fu la politica a diventare il fulcro della sua vita, rendendolo uno dei protagonisti della scena italiana tra la seconda metà del Novecento e l’inizio del nuovo millennio. All’interno della Democrazia Cristiana ricoprì incarichi di rilievo, entrando nella direzione e nel consiglio nazionale del partito, e costruendo una rete di relazioni che lo rese influente sia a livello locale che nazionale ed europeo.
L’ingresso nelle istituzioni avvenne negli anni Settanta: fu consigliere e assessore al Comune di Napoli tra il 1970 e il 1979, per poi essere eletto alla Camera dei deputati nel 1976. Da allora fu riconfermato più volte, consolidando la sua presenza parlamentare nelle legislature successive fino al 1992. La sua notorietà crebbe soprattutto durante la presidenza della Commissione Bilancio, incarico nel quale si distinse per uno stile pragmatico e disinvolto. Celebre rimase la sua definizione dei finanziamenti distribuiti come “vol-au-vent”, espressione ironica con cui descriveva una politica attenta a non escludere nessuno, nel segno di una gestione condivisa del potere.
Profondo conoscitore dei meccanismi della politica romana e napoletana, Pomicino divenne un punto di riferimento per diversi centri di influenza. Tuttavia, la sua carriera fu segnata dall’impatto delle inchieste di Tangentopoli. Coinvolto in numerosi procedimenti giudiziari, affrontò 42 processi, dai quali uscì assolto nella maggior parte dei casi. Subì però una condanna a un anno e otto mesi per la vicenda Enimont e patteggiò due mesi per fondi neri Eni, scontando complessivamente pochi giorni in carcere prima di ottenere i domiciliari per motivi di salute. Non mancò, anche in quella fase, una vena polemica e provocatoria, arrivando a sostenere che la corruzione fosse stata il prezzo pagato per garantire la stabilità del Paese.
Superata la stagione giudiziaria, Pomicino tornò sulla scena politica con rinnovata energia. Si avvicinò inizialmente a Clemente Mastella, per poi collaborare con Silvio Berlusconi, affiancando all’attività politica quella giornalistica. Scrisse infatti per alcune testate utilizzando lo pseudonimo “Geronimo”. Nel 2004 fu eletto al Parlamento europeo, pur mantenendo un forte legame con Roma, e nel 2006 rientrò alla Camera dei deputati con la nuova Democrazia Cristiana guidata da Gianfranco Rotondi, proseguendo poi il suo percorso nell’area centrista.
Negli anni successivi continuò a ricoprire incarichi istituzionali, tra cui la presidenza del Comitato tecnico-scientifico per il controllo strategico nelle amministrazioni dello Stato, ruolo svolto tra il 2008 e il 2011 presso la Presidenza del Consiglio. La sua figura resta legata a una stagione cruciale della Repubblica italiana, di cui ha interpretato luci e ombre con uno stile personale, spesso discusso ma indubbiamente incisivo.
Alma
