L’allarme degli architetti sul paradosso che blocca le verifiche sismiche: «Gli edifici continuano a deteriorarsi ad ogni scossa, serve lo Stato di Emergenza»
Un territorio sospeso tra la terra che trema e palazzi che rischiano di non reggere più. Nei Campi Flegrei la vera emergenza rischia di non essere soltanto il vulcanismo, ma lo stato in cui versano le case in cui le persone vivono ogni giorno. A lanciare un sos chiarissimo è Antonio Cerbone, tesoriere dell’Ordine degli Architetti di Napoli e coordinatore per la Protezione Civile (CAR Campania).
Il bilancio emerso dai sopralluoghi degli esperti scatta una fotografia da brivido: centinaia di case sono ad altissimo rischio. Ma ad aggravare la situazione c’è un colpevole preciso: l’assenza di manutenzione vera negli anni.
«Nei Campi Flegrei ci sono centinaia di abitazioni ad elevata vulnerabilità, per quell’area è necessario dichiarare lo stato di emergenza. Molti edifici dell’area flegrea presentano criticità che non dipendono esclusivamente dal bradisismo. Gli interventi di manutenzione sono stati spesso assenti, incompleti o eseguiti senza una reale strategia di miglioramento strutturale. Ogni evento sismico rappresenta quindi una nuova sollecitazione che si somma a quelle precedenti, accelerando il degrado e aumentando la vulnerabilità.»
La trappola dell’invisibile: perché i cittadini non mettono in sicurezza le case
Ma per quale motivo, di fronte al pericolo delle scosse, non si fa subito a gara per ristrutturare e rinforzare i muri? La risposta sta in un paradosso tutto italiano: la paura della burocrazia e dei vecchi abusi edilizi.
Moltissimi proprietari preferiscono non chiamare i tecnici per paura che durante i controlli saltino fuori vecchie difformità urbanistiche. Il rischio di essere sanzionati o di perdere eventuali fondi pubblici finisce così per bloccare tutto.
«Le attività di ricognizione svolte negli ultimi anni hanno già fornito indicazioni importanti: numerosi edifici richiedono approfondimenti e centinaia di abitazioni sono ad elevata vulnerabilità. Tuttavia, il percorso che dovrebbe trasformare queste analisi in interventi concreti procede con estrema difficoltà. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla normativa edilizia. Molti proprietari temono che l’emersione di difformità urbanistiche possa comportare conseguenze rilevanti, fino alla perdita, totale o parziale, della possibilità di intervenire sull’immobile o di accedere ai finanziamenti pubblici. Questa situazione genera un effetto paradossale: si rinuncia alle verifiche e agli interventi proprio quando sarebbero più necessari.»
Un corto circuito pericoloso: si evita di controllare le case proprio mentre il terreno continua a muoversi. «Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Gli edifici continuano a deteriorarsi e ogni nuova sequenza sismica rischia soltanto di aggravare una situazione già delicata. Le conseguenze rischiano di essere sempre più gravi.»
La ricetta: «Serve lo Stato di Emergenza per sbloccare la burocrazia»
Come si esce da questo vicolo cieco prima che sia troppo tardi? Per gli esperti la strada è una sola: serve una decisione drastica da parte delle istituzioni. Dichiarare lo Stato di Emergenza, non per spaventare la popolazione, ma come grimaldello amministrativo per superare i tappi burocratici, stanziare fondi e permettere la regolarizzazione e il rinforzo degli immobili senza penalizzare chi ci abita.
«È giunto il momento di valutare lo stato di emergenza. Non come risposta emotiva all’ultimo terremoto, ma come strumento amministrativo capace di consentire allo Stato di programmare interventi straordinari, mettere a disposizione risorse adeguate e affrontare in modo sistematico la sicurezza del patrimonio edilizio e dei cittadini. Un’azione di questa portata permetterebbe di superare molte delle attuali criticità burocratiche e di accompagnare i cittadini in un percorso di regolarizzazione e messa in sicurezza, senza lasciare soli proprietari e amministrazioni.»
In gioco c’è il futuro di un’intera comunità. L’obiettivo, conclude Cerbone, deve essere quello di smettere di rincorrere le scosse e iniziare finalmente a proteggere la vita di chi abita il territorio: «Solo attraverso il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica, professionisti e cittadini sarà possibile trasformare l’emergenza permanente dei Campi Flegrei in un’occasione di rigenerazione e messa in sicurezza del territorio.»
Alessandro Manna

