I dati 2023/2024 mostrano forti differenze tra le regioni. Nelle Isole il dato arriva al 53,8%.
La sicurezza degli edifici scolastici italiani continua a presentare criticità che richiedono un’attenta verifica da parte delle istituzioni. I dati relativi all’anno scolastico 2023/2024 evidenziano infatti una situazione molto differenziata sul territorio nazionale, con percentuali particolarmente elevate di edifici privi contemporaneamente delle certificazioni relative ad agibilità, prevenzione incendi e impianti termici.
Su 39.993 edifici censiti, 14.512, pari al 36,3%, risultavano privi delle tre certificazioni considerate. Il dato assume un peso ancora maggiore se analizzato territorialmente. Nel Nord-Est gli edifici interessati erano 1.475 su 7.001, il 21,1%, mentre nel Nord-Ovest erano 2.238 su 9.900, pari al 22,6%. Nel Centro si registravano 3.435 edifici su 7.826, il 43,9%; nel Sud 4.593 su 10.117, il 45,4%; nelle Isole, infine, 2.771 su 5.149, pari al 53,8%.
«Questi numeri mostrano una distanza territoriale che non può essere ignorata. Il Sud presenta il numero assoluto più elevato di edifici coinvolti, mentre nelle Isole si registra l’incidenza maggiore. Tra il 21,1% del Nord-Est e il 53,8% delle Isole ci sono 32,7 punti percentuali di differenza: è necessario capire quali fattori amministrativi, finanziari e tecnici determinino una disparità così significativa», dichiara il Prof. Romano Pesavento, Presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani.
Il Coordinamento sottolinea tuttavia l’importanza di una corretta interpretazione dei dati. L’assenza di una certificazione non costituisce, di per sé, la prova che un edificio sia materialmente insicuro. Allo stesso modo, una rilevazione riferita al 2023/2024 potrebbe non aver registrato interventi o regolarizzazioni effettuati successivamente.
«La distinzione tra carenza documentale e reale condizione dell’immobile è indispensabile, ma non deve diventare un motivo per sottovalutare il problema. Una documentazione completa e aggiornata permette alle amministrazioni di verificare gli adempimenti, programmare gli interventi e conoscere il livello di conformità degli edifici», precisa Pesavento.
Sul piano normativo, la legge 11 gennaio 1996, n. 23 attribuisce agli enti territoriali competenti gli oneri relativi alla realizzazione, fornitura e manutenzione degli edifici scolastici. Per l’agibilità trova applicazione l’articolo 24 del D.P.R. 380/2001, mentre il decreto interministeriale del 31 marzo 2026 ha definito un percorso progressivo per l’adeguamento alla normativa antincendio, nell’ambito del termine del 31 dicembre 2027.
«Il 31 dicembre 2027 deve essere considerato un termine entro il quale misurare risultati concreti. Non possiamo permettere che una scadenza normativa diventi semplicemente l’occasione per un ulteriore rinvio. Dopo anni di finanziamenti e programmazione, dobbiamo sapere quante opere sono state realmente completate e quanti edifici sono stati regolarizzati», afferma il Presidente CNDDU.
Il Coordinamento chiede pertanto al Ministero dell’Istruzione e del Merito, in raccordo con il Ministero dell’Interno e con gli enti territoriali, una ricognizione nazionale aggiornata da rendere pubblica attraverso l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica.
«Non chiediamo un nuovo censimento fine a se stesso, ma uno strumento trasparente per verificare l’efficacia della spesa pubblica. Occorre conoscere gli interventi conclusi, quelli ancora in corso, le risorse assegnate e i tempi previsti per la loro ultimazione. Il vero parametro non può essere soltanto quanto è stato stanziato, ma quanto è stato effettivamente realizzato e quanto le differenze territoriali siano state concretamente ridotte», conclude Pesavento.
Ciro Crescentini
