Polemica sulla trasformazione in SpA: cresce lo scontro politico e la protesta dei comitati
Il dibattito sul futuro di ABC – Acqua Bene Comune Napoli si concentra sulla proposta di trasformazione dell’azienda speciale in una società per azioni interamente pubblica, una scelta che l’amministrazione comunale e i vertici dell’azienda presentano come necessaria per garantire continuità gestionale e investimenti nel lungo periodo, ma che continua a dividere istituzioni, comitati e mondo politico.
Sul fronte istituzionale, il capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale, Gennaro Acampora, difende la linea del Comune guidato da Gaetano Manfredi, ribadendo la natura pubblica del servizio idrico: «ABC resterà pubblica al 100%. L’amministrazione ha difeso in questi anni la gestione dell’acqua pubblica, del trasporto pubblico e del ciclo dei rifiuti. La società per azioni è solo una forma giuridica, ma il capitale resterà totalmente pubblico e ci sarà un affidamento in house per 30 anni». Acampora richiama anche le politiche sociali adottate, come il bonus idrico, e il lavoro di risanamento dei conti dell’azienda.
Sulla stessa linea si collocano i vertici tecnici e amministrativi. Il commissario straordinario Andrea Torino sostiene che la trasformazione non sia una scelta discrezionale ma una necessità: «Non ci sono altre strade. Abbiamo sentito i giuristi: l’alternativa è chiudere». Il direttore Sergio De Marco esclude inoltre scenari di privatizzazione sostanziale: «Parlare di privatizzazione dell’acqua in questo contesto è giuridicamente infondato, poiché l’affidamento dei prossimi trent’anni resta legato alla natura totalmente pubblica della società».
Di segno opposto le posizioni dei comitati per l’acqua pubblica, che difendono l’attuale modello di azienda speciale, ritenuto più coerente con il referendum del 2011. Tra le voci più critiche quella di Padre Alex Zanotelli, che sottolinea la centralità del bene comune: «L’acqua deve uscire dal mercato e non si può fare profitto sull’acqua. L’azienda speciale consente una gestione senza finalità di guadagno, a differenza della spa». I comitati contestano inoltre l’assenza di un confronto stabile con l’amministrazione.
Le tensioni emergono anche nei lavori istituzionali, dove la commissione infrastrutture del Comune di Napoli, presieduta da Aniello Esposito, ha registrato l’assenza di rappresentanti dell’amministrazione, circostanza che ha suscitato critiche politiche e istituzionali.
In questo contesto si inserisce l’intervento dell’ex sindaco Luigi de Magistris, che attacca duramente la prospettiva di trasformazione societaria e contesta la narrazione dell’esecutivo cittadino. «La balla la dice l’amministrazione comunale quando sostiene che non cambia nulla. Cambia tutto, perché se trasformi un’azienda speciale in cui l’acqua è bene comune, senza profitto e non merce, in una società per azioni la trasformi in uno strumento con cui si fa profitto. Anche se pubblica, sempre profitto resta e non hai più gli obblighi dell’azienda speciale».

De Magistris insiste sul cambio di natura del servizio: «Si passa dal bene comune nuovamente alla merce». Richiama inoltre la cornice costituzionale e l’esperienza amministrativa precedente: «È un tradimento profondo della Costituzione, si colpisce un’azienda che è solida, che fa utili, che quando amministravamo noi ha assunto 500 persone».
Contesta poi l’idea di un obbligo normativo alla trasformazione: «Lo si fa perché sarebbe un dovere di legge. È una balla». Infine, critica duramente l’attuale impostazione politica e il rapporto con la cittadinanza attiva: «È molto grave che un sindaco, avendo già un modello invidiato in Italia e nel mondo, lo vada a distruggere e definisca associazioni e cittadini che resistono come nemici della città. Se c’è un nemico della città, è il sindaco Manfredi».

Dal lato dell’amministrazione comunale, il sindaco Gaetano Manfredi respinge ogni accusa di privatizzazione e ribadisce la continuità del controllo pubblico: «ABC resterà pubblica, non c’è alcuna intenzione di privatizzare nulla. Se la legge impone una spa, sarà una spa pubblica e l’affidamento sarà in house». Manfredi sottolinea che la trasformazione sarebbe dettata dal quadro normativo nazionale e dalla necessità di garantire una gestione stabile e pluriennale del servizio idrico.
A sollevare ulteriori interrogativi è anche il presidente della VI Municipalità Sandro Fucito, che pone l’accento sulle garanzie effettive della futura struttura societaria: «Chi sarebbe il garante della incedibilità delle azioni per 30 anni?».

La trasformazione di ABC Napoli in S.p.A. rappresenta un passo indietro rispetto all’azienda speciale, nata per garantire un controllo pubblico pieno e stabile sull’acqua. Anche se il Comune resta proprietario al 100%, la S.p.A. è una forma di diritto privato e, in linea di principio, il capitale è rappresentato da azioni trasferibili. Per questo l’idea di “azioni incedibili” è debole sul piano giuridico: nella S.p.A. la regola è la circolazione delle azioni e i divieti assoluti e permanenti non sono coerenti con il modello societario. L’azienda speciale, invece, esclude per sua natura l’ingresso dei privati e offre una tutela più forte e non facilmente modificabile della gestione pubblica del servizio idrico.
Ciro Crescentini

