Vicenza, in 5 mila contestano la Fiera dell’Oro: “fermare il genocidio dei palestinesi. No ai diamanti israeliani sporchi di sangue”

Non è mancata una dura carica della polizia

Momenti di tensione a Vicenza durante il corteo organizzato dalla Comunità palestinese, dai sindacati di base, dalle associazioni, dai centri sociali per protestare contro la presenza di operatori di Israele alla Fiera VicenzaOro.

La manifestazione, partita poco prima delle 11.20 con circa 5 mila partecipanti, ha deviato dal percorso stabilito cercando di avvicinarsi al quartiere fieristico. Qui c’è stato il contatto con le forze dell’ordine, in tenuta antisommossa, che hanno spinto indietro il corteo con una carica e l’uso degli idranti.

L’iniziativa di lotta di oggi è stata promossa dagli attivisti e dalle attiviste della comunità palestinese veneta contro la presenza israeliana alla Fiera internazionale dell’Oro di Vincenza. All’evento è prevista l’installazione di uno stand di diamanti israeliani. “Ma per noi quei diamanti sono sporchi di sangue – afferma il presidente della comunità palestinese veneta Khaled Al Zeer – Israele è il primo paese al mondo nella lavorazione dei diamanti. Una delle voci principali della sua economia che garantisce enormi profitti e finanzia gli apparati di sicurezza e l’esercito”.

Il leader della comunità palestinese sottolinea la situazione che sta vivendo il suo popolo. “Da più di due mesi, continuano senza sosta i bombardamenti israeliani su Gaza, causando più di 20mila martiri di cui il 60% sono bambini e donne. E ancora non si vede uno spiraglio di fermare questo genocidio contro la popolazione civile palestinese”.

Non possiamo essere indifferenti – si legge nel testo dell’appello al quale hanno aderito anche Moni Ovadia e Luigi De Magistris – accettare la presenza di espositori israeliani alla fiera significa rendersi complici di un genocidio, della mattanza del Popolo palestinese di Gaza, dei crimini contro l’umanità che il governo e l’esercito israeliano compiono ogni giorno, nonostante le risoluzioni dell’Onu, le richieste pressanti di cessate al fuoco della larga maggioranza degli stati del mondo”.

La comunità palestinese ha chiesto di prendere una posizione anche al sindaco della città, il democratico Giacomo Possamai: “Ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta” dice  Al Zeer.

Lo slogan “non c’è pace senza giustizia, non c’è pace sotto occupazione” urlato per tutto il corso della manifestazione sintetizza una giornata densa di significati politici. “Con la manifestazione di oggi dimostriamo di resistere con il popolo palestinese e a fianco dei popoli oppressi di tutto il sud globale”, dicono i manifestanti, affermando il valore universale della solidarietà alla causa palestinese.

Negli ultimi mesi in tutto il mondo ci sono state manifestazioni che hanno preso di mira gli interessi commerciali israeliani: campagne di boicottaggio, blocchi dei porti in cui opera la ZIM, la compagnia marittima che batte bandiera israeliana, scioperi nei siti produttivi che sono in varie forme legati alla costante oppressione e al massacro a cui è sottoposta la popolazione palestinese.

“Avere nel nostro territorio un’espressione diretta di questi interessi” viene detto dai manifestanti “rappresenta un’occasione importante non solo per continuare a denunciare i crimini di Israele e la complicità di gran parte della comunità internazionale, ma anche per costruire un livello di mobilitazione che sia all’altezza dell’escalation a cui stiamo assistendo in Medio Oriente e non solo“.

CiCre

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