Violato il diritto internazionale
Secondo quanto dichiarato da Donald Trump su Truth Social, gli Stati Uniti avrebbero condotto con successo un’operazione militare su larga scala in Venezuela, culminata con la cattura del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie, che sarebbero stati trasferiti fuori dal Paese. Trump ha affermato che l’operazione è stata realizzata in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi e ha annunciato una conferenza stampa alle ore 11:00 (ora locale) presso Mar-a-Lago per fornire ulteriori dettagli.
Le azioni militari statunitensi hanno suscitato immediate e dure reazioni internazionali. Il vicepresidente del Consiglio della Federazione Russa, Konstantin Kosachev, ha scritto sul suo canale Telegram – citato dall’agenzia Tass – che il Venezuela non rappresentava alcuna minaccia per gli Stati Uniti, né sul piano militare, né umanitario, né criminale o legato al narcotraffico, quest’ultimo punto supportato, secondo Kosachev, da dati di un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite. A suo avviso, l’operazione militare e le recenti azioni contro Caracas sarebbero prive di una base sostanziale e costituirebbero una chiara violazione del diritto internazionale.
Anche Cuba ha condannato duramente l’intervento. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez ha definito l’operazione un “attacco criminale” e ha invitato la comunità internazionale a condannare quello che l’Avana considera “terrorismo di Stato” contro il popolo venezuelano e contro l’America Latina.
Secondo informazioni diffuse sui social e attribuite al presidente della Colombia, l’aviazione statunitense avrebbe colpito diversi obiettivi strategici in Venezuela, tra cui l’aeroporto La Carlota, il Palazzo Federale Legislativo di Caracas, la base militare di Fuerte Tiuna, varie installazioni aeree e aeroportuali nella capitale e in altre città, oltre a basi militari per elicotteri e strutture operative dell’aeronautica.
Fonti non ufficiali riferiscono che, nelle prime ore della notte, a partire dalle due del mattino, si siano verificate numerose esplosioni, successivamente cessate. Tuttavia, aerei militari statunitensi sarebbero ancora in volo. A Caracas è stato dichiarato lo stato di emergenza e le strade risultano pattugliate dalle forze armate venezuelane.
Il governo di Caracas avrebbe dichiarato di non conoscere l’attuale ubicazione del presidente Maduro e di sua moglie. La vicepresidente Delcy Rodríguez, che secondo le stesse fonti si troverebbe al sicuro, potrebbe assumere temporaneamente la carica di presidente ad interim.
Nel frattempo, sono state smentite alcune indiscrezioni secondo cui il ministro della Difesa venezuelano sarebbe rimasto ucciso durante un attacco aereo. Vladimir Padrino López ha infatti pubblicato un video su Facebook in cui conferma di essere vivo, affermando di essersi rifugiato in un bunker in una località non specificata del Venezuela. Nel messaggio, Padrino López ha dichiarato che nelle prime ore del 3 gennaio 2026 il popolo venezuelano sarebbe stato vittima di una “aggressione militare criminale” da parte del governo degli Stati Uniti. Si tratta della prima dichiarazione ufficiale rilasciata da un esponente di primo piano della leadership venezuelana dopo l’inizio dell’attacco.
Trump ha ribadito che l’operazione si sarebbe conclusa senza perdite tra il personale statunitense, sottolineando che l’intervento sarebbe stato pianificato con estrema precisione. Nel frattempo, diversi Paesi – tra cui Colombia, Cuba e Turchia – hanno già condannato l’azione militare. Il primo ministro polacco Donald Tusk ha avvertito che gli attacchi statunitensi contro il Venezuela potrebbero avere ripercussioni a livello globale, mentre il Ministero degli Esteri russo ha annunciato una dichiarazione ufficiale imminente.
Secondo alcune indiscrezioni, infine, l’aeroporto internazionale di Caracas sarebbe attualmente sotto il controllo delle forze militari statunitensi.
Red
