Il Venezuela denuncia un’azione imperialista e chiama la comunità internazionale
L’arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, annunciato dagli Stati Uniti dopo un’operazione militare condotta a Caracas, segna uno dei momenti più gravi nelle relazioni internazionali degli ultimi decenni. Secondo quanto dichiarato apertamente dal presidente americano Donald Trump, Washington intende «governare il Paese fino a quando sarà necessario», assumendo di fatto il controllo politico di uno Stato sovrano membro delle Nazioni Unite.
L’azione, giustificata ufficialmente con accuse di narcotraffico e terrorismo, appare nei fatti come un intervento di forza volto a rovesciare il governo bolivariano e a ridefinire gli equilibri geopolitici dell’America Latina. Non a caso, nel suo discorso Donald Trump ha collegato esplicitamente l’operazione all’ingresso delle grandi compagnie petrolifere statunitensi in Venezuela, affermando che «spenderanno miliardi di dollari per riparare le infrastrutture petrolifere e iniziare a far guadagnare il Paese».

Il governo venezuelano respinge con fermezza ogni accusa. La vicepresidente Delcy Rodríguez ha definito l’operazione un atto di aggressione e un rapimento illegale, ribadendo che «il Venezuela non tornerà mai a essere una colonia». In un messaggio al Paese, Delcy Rodríguez ha invitato la popolazione alla calma e all’unità, sottolineando che «se qualcosa dovesse accadere al presidente, tutte le istituzioni dello Stato sono attivate per difendere l’indipendenza nazionale».
Sul piano internazionale, le reazioni non si sono fatte attendere. Il Ministero degli Esteri della Federazione Russa ha espresso «estrema preoccupazione» per quanto accaduto, parlando apertamente di violazione della sovranità venezuelana e chiedendo «l’immediata liberazione del presidente legittimamente eletto Nicolás Maduro e di sua moglie». Caracas ha annunciato il ricorso agli organismi internazionali e la richiesta urgente di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.


Anche negli Stati Uniti non mancano voci critiche: diversi parlamentari hanno definito l’operazione illegale e contraria al diritto internazionale. Per molti osservatori, l’intervento rappresenta un salto di qualità nella strategia americana: non più pressioni diplomatiche o destabilizzazioni indirette, ma un’azione militare diretta. Un messaggio che va oltre il Venezuela e si rivolge a tutta l’America Latina, ai Paesi emergenti e a chiunque tenti di sottrarsi all’egemonia di Washington.

L’attacco a Caracas, avvenuto simbolicamente nella notte di Capodanno, solleva interrogativi profondi sul futuro dell’ordine mondiale. Come ha dichiarato Delcy Rodríguez, «le risorse naturali del Venezuela appartengono al popolo e saranno difese». In gioco non c’è soltanto il destino di un presidente, ma il principio stesso di autodeterminazione dei popoli e la sopravvivenza del diritto internazionale di fronte alla legge del più forte.
Ciro Crescentini

