Una famiglia in lotta contro il sistema scolastico che limita a sole nove ore settimanali l’istruzione di loro figlio
I genitori di un bambino autistico iperattivo, costretto a frequentare solo nove ore di scuola a settimana, sono stati convocati all’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, a Napoli. La coppia aveva scritto al ministro Valditara chiedendo che fosse garantito al loro figlio il diritto all’istruzione.
Imma, la madre del bambino che frequenta una scuola a Marano, in provincia di Napoli, ha dichiarato: “Ci hanno convocato all’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, dove racconteremo tutto ciò che ci è accaduto e le umiliazioni che abbiamo dovuto affrontare, sia noi che nostro figlio”. La madre ha aggiunto: “Spiegheremo le volte in cui dalla scuola ci è stato chiesto di somministrare un altro farmaco a nostro figlio, nonostante i medici avessero escluso questa possibilità. Racconteremo anche di come ci è stato detto che, se non collaboravamo, avrebbero segnalato la nostra famiglia agli assistenti sociali e avrebbero preso nostro figlio”. Imma ha concluso con rabbia: “Abbiamo vissuto momenti difficili e ora siamo stufi. Questo incubo deve finire. Nostro figlio deve poter andare a scuola tutti i giorni e, soprattutto, nessuno deve più parlare di cose per cui non ha alcuna autorità”.
In base a quanto dichiarato dalla madre, al piccolo non sarebbe consentito frequentare la scuola il martedì e il giovedì ma solamente il lunedì, il mercoledì e il venerdì ma per un tempo limitato, per circa tre ore al giorno. Un taglio importante che, fa sapere uno dei legali della famiglia, secondo la dirigente scolastica sarebbe stato deciso su richiesta dei professionisti sanitari dell’Asl Napoli 2 Nord che seguono il ragazzino.
“Quello che racconta questa madre è estremamente grave”, dichiara Asia Maraucci, presidente dell’Associazione La Battaglia di Andrea. “Sicuramente bisognerà approfondire e abbiamo messo immediatamente la famiglia in contatto con i nostri avvocati Sergio Pisani e Vincenzo Grimaldi, che si sono già mossi nell’esclusivo interesse del bambino. Abbiamo piena fiducia nelle istituzioni, nel ministro Giuseppe Valditara e nel direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Ettore Acerra e siamo certi che tutto andrà nel migliore dei modi“. L’associazione La battaglia di Andrea ha chiesto inoltre l’intervento del deputato di alleanza Verdi-sinistra Francesco Emilio Borrelli, che c’è stato dopo poche ora dalla denuncia.
“E poi si vuol parlare di inclusività? Se addirittura nelle scuole i diritti dei più fragili vengono calpestati, allora c’è qualcosa che non funziona”– commenta Borrelli- Certo prima di lanciare accuse specifiche occorre verificare ed è per questo che abbiamo chiesto al Ministro di mettersi in contatto con l’Ufficio Scolastico Regionale, cosa che è già avvenuta, che dovrà relazionarsi con i vertici scolastici. L’Usr ha già ottenuto un primo riscontro dalla dirigente scolastica, che provvederà a convocare il Gruppo di Lavoro Operativo per l’Inclusione per riorganizzare il percorso scolastico dell’alunno. Pensiamo che una madre che debba rivolgersi in alto per garantire a suo figlio il diritto allo studio si senta mortificata ed umiliata e questo è una sconfitta per tutti. Al di là del caso in esame, crediamo che sia arrivato il momento di rivedere il sistema di sostegno nelle scuole ed il percorso terapeutico che deve essere più accessibile a tutti”
Ma emergono altri casi simili a Napoli in una scuola nel quartiere Vomero-Arenella. “Stessi comportamenti da parte della direzione scolastica. Andrebbero fatte delle ispezioni per verificare i metodi che si adottano in molte scuole, veri e propri atti vessatori” – afferma Rosario, un genitore di un ragazzo autistico.
Su questa vicenda emergono ancora una volta le carenze e i limiti del sistema scolastico italiano, che non sembra riuscire a garantire un’educazione adeguata per tutti i bambini, in particolare per quelli con bisogni speciali. La mancanza di supporto adeguato e le difficoltà nell’assicurare diritti fondamentali come l’accesso all’istruzione evidenziano le falle di un sistema che dovrebbe essere più inclusivo e pronto a rispondere alle necessità di ogni studente. Inoltre, è importante sottolineare che buona parte degli insegnanti di sostegno si laureano tramite università telematiche, e spesso svolgono questo lavoro non per vocazione, ma perché non trovano altre opportunità professionali. Questo approccio, purtroppo, non sempre garantisce la qualità e l’impegno che un ruolo così delicato richiede. La mancanza di motivazione e di preparazione adeguata può compromettere ulteriormente l’esperienza educativa di alunni con bisogni speciali, aggiungendo un ulteriore strato di difficoltà per le famiglie già alle prese con un sistema che non riesce a supportarli nel modo giusto.
A tutto questo si aggiungono le difficoltà strutturali del sistema scolastico italiano, che presenta evidenti carenze. Le scuole del Mezzogiorno, in particolare, soffrono di una scarsa disponibilità di risorse e personale adeguato, e i problemi legati al sovraffollamento delle classi e alla dispersione scolastica sono drammaticamente diffusi. Questi problemi creano un contesto ancora più difficile per i bambini con bisogni speciali, che hanno bisogno di un’attenzione educativa e psicologica mirata. Per affrontare queste sfide, è fondamentale investire nella formazione continua degli insegnanti, assicurando che siano adeguatamente preparati e motivati. Inoltre, è cruciale promuovere politiche che garantiscano un’equa distribuzione delle risorse e del personale docente su tutto il territorio nazionale, con particolare attenzione alle aree più svantaggiate. Solo attraverso un impegno congiunto e strategie mirate possiamo sperare di superare le attuali criticità e garantire a tutti gli studenti un’educazione di qualità.
Educazione di qualità, per garantire un’educazione di qualità agli studenti autistici, è fondamentale un approccio inclusivo che valorizzi le loro potenzialità e rispetti le loro difficoltà. Le scuole dovrebbero implementare Piani Educativi Individualizzati (PEI) personalizzati, offrire supporto psicologico e logopedico, e utilizzare tecnologie per favorire la comunicazione e l’apprendimento. Gli insegnanti di sostegno devono ricevere una formazione continua e specifica sulle necessità degli studenti autistici, mentre il coinvolgimento delle famiglie è essenziale per un monitoraggio costante dei progressi. Inoltre, è importante creare opportunità di socializzazione, promuovere il rispetto delle diversità e adottare un cambiamento culturale che veda l’inclusione come un valore per tutti. Solo attraverso queste azioni coordinate, si può garantire a tutti gli studenti un’educazione che rispetti le loro differenze e li aiuti a sviluppare il loro pieno potenziale.
Ciro Crescentini
