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Un milione per la Palestina: la generazione del futuro riempie Roma e blocca l’Italia

Redazione by Redazione
4 Ottobre 2025
in Attualità, In Primo Piano
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Il presente che resiste, il futuro che si organizza: la Palestina unisce le lotte

Un milione in corteo. È da qui che bisogna partire. Sabato 4 ottobre Roma è stata attraversata da una delle manifestazioni più grandi degli ultimi decenni. Un milione di persone – secondo gli organizzatori – ha sfilato per ore da Porta San Paolo fino a piazza San Giovanni, bloccando strade, trasporti e simbolicamente anche la narrazione dominante. È stata una manifestazione imponente, colorata, pacifica e radicale, guidata da una generazione nuova, che ha preso parola in modo chiaro: basta genocidio a Gaza, basta complicità italiana con Israele.

Non era solo una protesta. È stato un fatto politico. Una piazza larghissima, senza partiti né sigle in testa, ma con una direzione netta: fermare il massacro, rompere il silenzio, mostrare che un’altra Italia esiste. E soprattutto, che esiste una nuova generazione pronta a raccogliere il testimone della lotta, ma con un linguaggio proprio, con più radicalità, più coscienza e più visione.

Una generazione che prende parola

A colpire non è stata solo la quantità, ma chi c’era. Giovanissimi e giovanissime ovunque. Con bandiere, cartelli, keffiyeh, tamburi, megafoni. Studenti medi, universitari, giovani migranti, nuove soggettività politiche che non aspettano più rappresentanze ma si rappresentano da sole. Ragazzi e ragazze nati in un’Italia che spesso li esclude o li condanna all’apatia, e che invece si prendono le piazze, con lucidità e determinazione.

“Siamo cresciuti in un mondo che ci diceva che non c’era alternativa. Oggi diciamo che esiste, ed è dalla parte dei popoli sotto attacco”, dice Jamila, 18 anni, studentessa romana, figlia di migranti.

Non c’erano leader, ma c’era un’intelligenza collettiva. Tantissime bandiere palestinesi – migliaia – e striscioni con messaggi chiari: “Stop complicità con Israele: contro occupazione e genocidio, con la Resistenza Palestinese”. “Palestina libera”. “Stop al genocidio, stop agli accordi con Israele”. In testa, le voci degli attivisti e delle attiviste. Dietro, una massa compatta, un corteo fiume durato ore, che ha continuato a ingrossarsi lungo tutto il percorso.

Cronaca di una giornata storica

Alle 14, Porta San Paolo è già piena. Alle 15 si parte. Il corteo si muove lentamente, tra cori, tamburi, slogan. “Free Palestine”, “Stop al genocidio”, “Italia complice”. Alle 17, il collegamento in diretta con le barche della Freedom Flotilla, dirette verso Gaza, fa esplodere la piazza. Dalle imbarcazioni la voce è forte e chiara: “Avete bloccato l’Italia, siete la risposta al governo complice. L’Italia sa da che parte stare”. Il corteo risponde: “Governo Meloni dimissioni!”

A San Giovanni, quando si arriva, è già sera. Migliaia continuano ad arrivare. La piazza applaude, canta, urla. Non si scioglie, si radica.

Questa piazza parla a tutto il paese

Quello che è accaduto a Roma non è solo una grande manifestazione. È il segnale che il dissenso è vivo, organizzato, consapevole. E che il governo italiano – e l’intero arco istituzionale – non può più far finta di niente. La partecipazione impressionante, la radicalità dei contenuti, l’unità costruita senza mediazioni, mostrano che esiste una forza sociale reale che rifiuta la guerra, l’occupazione, il razzismo e la complicità dell’Occidente.

Il corteo ha rotto l’isolamento mediatico imposto a chi denuncia il genocidio in corso a Gaza. Ha mostrato che la questione palestinese non è marginale né lontana, ma è lo specchio su cui si riflettono tutte le ipocrisie e le ingiustizie del presente.

Una piazza che non finisce qui

Questa manifestazione non è un punto di arrivo. È un inizio. Un’accelerazione politica, culturale e generazionale. Chi era in piazza sabato sa che non si può tornare indietro. Le scuole, le università, i centri sociali, i quartieri popolari stanno già diventando luoghi di discussione, assemblee, iniziativa. La solidarietà con la Palestina è la scintilla che accende un movimento più ampio, intersezionale, internazionalista e irriducibile. “Abbiamo imparato a organizzarci. E questo è solo l’inizio”, dice Karim, 22 anni, attivista.

Roma ha parlato. Il corteo di sabato è stato un terremoto politico e generazionale. Ora si tratta di continuare, costruire, resistere. Per la Palestina. Per tutte e tutti.

Ciro Crescentini

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