Giornalista italiano denuncia abusi israeliani dopo sequestro flottiglia per Gaza
“Siamo stati picchiati, umiliati e lasciati senz’acqua. Ci hanno trattati come se fossimo criminali, quando portavamo solo solidarietà e aiuti umanitari”. È una denuncia durissima quella che arriva da Lorenzo D’Agostino, giornalista italiano appena rientrato dalla Global Sumud Flotilla, la missione pacifica fermata in acque internazionali dalla marina israeliana mentre si dirigeva verso Gaza con viveri e medicinali.
Il reporter, liberato insieme ad altri 137 attivisti di varie nazionalità, è atterrato ieri a Istanbul su un volo speciale. Ai microfoni dell’agenzia turca Anadolu, ha raccontato l’inferno vissuto dopo l’arresto: “Una volta sequestrati, ci hanno portato a terra e lì sono iniziati gli abusi. Ci hanno presi a calci, tenuti ammanettati, bendati, senza cibo né acqua potabile per oltre due giorni. Era un trattamento degno di un regime, non di una democrazia”.
“Israele ci ha trattati come terroristi”
Secondo quanto raccontato da D’Agostino, la flottiglia è stata intercettata a decine di miglia dalla costa, in acque internazionali, un dettaglio che rende l’operazione israeliana ancora più controversa. “Ci hanno aggrediti in mare aperto e portati ad Ashdod come prigionieri. C’era anche il ministro della Sicurezza israeliano Itamar Ben Gvir ad aspettarci, pronto a mostrarci al mondo come trofei. Era tutto orchestrato”, ha aggiunto.
A bordo della flottiglia c’era anche l’attivista ambientale Greta Thunberg, 22 anni, che avrebbe subito a sua volta trattamenti degradanti durante la detenzione. “Greta è stata avvolta in una bandiera israeliana e mostrata come un trofeo, solo perché ha avuto il coraggio di schierarsi per Gaza”, ha detto il giornalista.
Celle infestate da cimici e propaganda forzata
Secondo un documento visionato dal Guardian, in possesso del ministero degli Esteri svedese, Thunberg è stata trattenuta in una cella sporca, infestata da insetti, con poco cibo, scarsa acqua e condizioni igieniche “inadatte a un essere umano”. Avrebbe riportato segni di disidratazione, sfoghi cutanei e traumi psicologici. Altre fonti diplomatiche riferiscono che è stata costretta a farsi fotografare con bandiere israeliane, in un’operazione che ha il sapore della propaganda.
“Abbiamo vissuto condizioni da film horror”, ha raccontato ancora D’Agostino. “Durante il trasferimento, ci hanno tenuti in furgoni con l’aria condizionata al massimo, vestiti in modo inadeguato, per ore. Alcuni hanno tremato fino a perdere conoscenza. Questo non è un errore: è un metodo deliberato di annientamento psicologico”
Altri 15 italiani ancora detenuti
Mentre i primi gruppi di attivisti sono stati rimpatriati, tra cui anche Paolo Romano, consigliere regionale lombardo del PD, 15 cittadini italiani sono ancora detenuti in Israele. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha dichiarato che “rimarranno altri 2-3 giorni perché si sono rifiutati di firmare la liberatoria”, condizione imposta da Tel Aviv per l’espulsione. Senza firma, la legge israeliana prevede fino a 72 ore di detenzione coatta.
Una missione umanitaria trasformata in un atto di guerra
La Global Sumud Flotilla era partita con un obiettivo chiaro: portare aiuti umanitari e rompere il blocco imposto su Gaza, in un momento di crisi estrema per la popolazione civile. A bordo c’erano attivisti, parlamentari, medici, giornalisti, nessuna arma, nessuna provocazione.
Eppure, la risposta dello Stato di Israele è stata militare e punitiva, con un’operazione che – secondo le testimonianze – ha violato il diritto internazionale, la libertà di stampa, e la dignità di persone inermi.
D’Agostino chiude con parole pesanti ma necessarie: “Mi sono sentito in un luogo davvero barbaro. Speravo che questa barbarie finisse in fretta. Ma temo che il mondo abbia ormai accettato tutto questo come normale. Non possiamo permetterlo”.
Per questo, gli attivisti italiani tornati chiedono con forza non solo la liberazione immediata dei 15 connazionali ancora detenuti, ma anche una indagine internazionale indipendente sugli abusi subiti. Chiedono inoltre la fine immediata del blocco su Gaza, che sta causando una gravissima crisi umanitaria, e il rispetto dei più elementari diritti umani da parte dello Stato di Israele, con misure di pressione e sanzioni in caso di ulteriori violazioni.
Ciro Crescentini
