Il leader M5S invoca prudenza e rilancia l’idea di un partenariato privilegiato con Kiev
Il possibile ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea continua a dividere il panorama politico italiano. Tra prudenza istituzionale, timori geopolitici e sostegno a Kiev, le forze di maggioranza e opposizione mostrano sensibilità differenti sul futuro europeo del Paese guidato da Volodymyr Zelensky.
A sollevare dubbi sull’adesione immediata dell’Ucraina è stato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che davanti a Montecitorio ha parlato di un’Europa “politicamente assente” negli scenari internazionali più delicati. Secondo l’ex presidente del Consiglio, l’Unione Europea starebbe vivendo una fase di debolezza politica e decisionale che renderebbe prematuro discutere di nuovi ingressi senza prima una revisione delle regole e dell’assetto comunitario.
Conte ha ricordato come l’adesione all’Ue richieda un percorso lungo e rigoroso di adeguamento normativo, lo stesso affrontato dai Paesi balcanici candidati. Per questo motivo, a suo giudizio, l’ingresso di Kiev “non è oggi all’ordine del giorno”.
Il presidente pentastellato ha inoltre richiamato l’articolo 42.7 del Trattato dell’Unione Europea, che prevede il principio di mutua assistenza tra Stati membri in caso di aggressione armata. Un eventuale ingresso dell’Ucraina, secondo Conte, rischierebbe quindi di trascinare direttamente l’Europa in un conflitto con la Russia. Da qui la richiesta di concentrare gli sforzi diplomatici sulla ricerca di una soluzione negoziale alla guerra, criticando l’assenza di una figura europea capace di guidare una vera mediazione internazionale.
Come alternativa all’adesione piena, il leader M5S ha ipotizzato la possibilità di attribuire all’Ucraina uno status di “partner privilegiato”, basato su vantaggi reciproci e cooperazione rafforzata.
Sulla stessa linea anche la Lega, che in una nota ufficiale ha espresso una netta contrarietà all’ingresso di Kiev nell’Unione Europea. Il Carroccio sostiene che l’Ucraina non possieda ancora i requisiti necessari e ritiene che la sua adesione produrrebbe conseguenze economiche e sociali molto pesanti per gli Stati membri.
Più sfumata invece la posizione di Fratelli d’Italia. Giovanni Donzelli ha riconosciuto l’esistenza di sensibilità diverse tra le forze politiche europee a cui appartengono gli alleati di governo, sottolineando però la compattezza della maggioranza italiana in politica estera. Secondo l’esponente di FdI, il sostegno all’Ucraina resta un punto fermo, ma un ingresso nell’Ue prima della fine della guerra rischierebbe di estendere il conflitto all’intero continente. Una volta raggiunta la pace, ha spiegato Donzelli, il dibattito potrebbe assumere contorni differenti.
Di tutt’altro tenore la reazione dell’area riformista del Partito Democratico, che ha invitato Giorgia Meloni a prendere le distanze dalla Lega, accusata di portare avanti una linea considerata troppo vicina alle posizioni russe. Per i riformisti dem, il futuro dell’Ucraina è inevitabilmente dentro l’Unione Europea e il sostegno politico a Kiev non dovrebbe essere messo in discussione.
Il confronto resta dunque aperto e riflette una questione più ampia: il ruolo che l’Europa intende assumere nei prossimi anni, sia sul piano geopolitico sia sul progetto di integrazione comunitaria.
Nino Stella

