Trattati di Roma, l’Ue è sull’orlo del baratro ma fa finta di nulla: “Orgogliosi dei risultati”

I 27 leader europei in Campidoglio rinnovano il patto nel sessantesimo anniversario: celebrano i traguardi e ignorano la crisi, sintetizzata da Brexit

I 27 sono entrati nel palazzo in cui il 25 marzo di sessant’anni fa fu firmato il trattato istitutivo dell’Unione, e hanno siglato il nuovo patto. Un’Europa più forte sulla scena mondiale, che sia sicura, prospera e competitiva, ma anche sostenibile e sociale, attraverso un maggiore dialogo con i parlamenti nazionali. Un libro dei sogni, nella fase di crisi profonda che l’Ue attraversa da tempo, come attestano Brexit e la crescita dei movimenti euroscettici. Ma fa finta di nulla la dichiarazione finale dei leader dei 27 Stati membri e del Consiglio europeo, del Parlamento europeo e della Commissione europea, siglata oggi in Campidoglio in occasione del 60mo anniversario della firma dei Trattati di Roma. “Noi, i leader dei 27 Stati membri e delle istituzioni dell’Ue – recita il documento – siamo orgogliosi dei risultati raggiunti dall’Unione europea: la costruzione dell’unità europea è un’impresa coraggiosa e lungimirante. Sessanta anni fa, superando la tragedia di due conflitti mondiali, abbiamo deciso di unirci e di ricostruire il continente dalle sue ceneri”. Il testo ricorda come l’unità europea sia iniziata come il sogno di pochi per poi diventare la speranza di molti. E purtroppo l’incubo di tanti altri. Ma questo lo omette.  “Oggi siamo uniti e più forti. L’Unione europea – si legge – è confrontata a sfide senza precedenti, sia a livello mondiale che al suo interno: conflitti regionali, terrorismo, pressioni migratorie crescenti, protezionismo e disuguaglianze sociali ed economiche”. E quanto alla debolezza dell’Ue sulla scena mondiale, nessun cenno. Anzi, il ritratto della dichiarazione dice l’opposto: “Un’Unione che sviluppi ulteriormente i partenariati esistenti e al tempo stesso ne crei di nuovi e promuova la stabilità e la prosperità nel suo immediato vicinato a est e a sud, ma anche in Medio Oriente e in tutta l’Africa e nel mondo, pronta ad assumersi maggiori responsabilità e a contribuire alla creazione di un’industria della difesa più competitiva e integrata”. E infine la promessa, che sa già di marinaio: “Noi leader, lavorando insieme nell’ambito del Consiglio europeo e tra le istituzioni, faremo sì che il programma di oggi sia attuato e divenga così la realtà di domani. Ci siamo uniti per un buon fine. L’Europa è il nostro futuro comune”.

 

 

Gongola Gentiloni, per cui la firma della nuova dichiarazione di Roma rappresenta “un passo avanti nella giusta direzione”. “Abbiamo rinnovato la fiducia in un progetto comune con l’atto simbolico della firma di questa dichiarazione. Qualcuno la considererà – dice il premier italiano – troppo ambiziosa, qualcuno troppo poco ambiziosa, è giusto che se ne discuta. Chi conosce l’Unione europea sa che costituisce un passo avanti e può esser una buona base nei prossimi anni una direzione di marcia in cui si confermano i nostri valori, i nostri obiettivi, si conferma la nostra unità e l’importanza di procedere, quando necessario e possibile, con forme di cooperazione rafforzata”. Per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la dichiarazione di oggi segna inizio di una fase costituente: “I prossimi dieci anni saranno cruciali”. Campa cavallo, insomma. Più cauto il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker:  “La firma oggi rappresenta un buon inizio per il futuro dibattito in seno all’Unione europea”. Appunto: mentre a Roma si dibatte, Sagunto viene espugnata.

(Foto European Commission/Fb)

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