La rilevazione Youtrend per Sky Tg24 ribalta la storia politica italiana: Democrazia Cristiana al secondo posto, MSI sorprende al terzo
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica italiana, un sondaggio realizzato da Youtrend per Sky Tg24 offre uno spaccato interessante sul rapporto degli italiani con la storia politica del Paese. Agli intervistati è stato chiesto di immaginare uno scenario ormai appartenente al passato: se i partiti della Prima Repubblica esistessero ancora oggi, quale sceglierebbero alle urne?
Il risultato premia soprattutto le grandi forze che hanno segnato il Novecento italiano. Tra coloro che hanno espresso una preferenza, il Partito Comunista Italiano risulta il più votato con il 25,4%, seguito dalla Democrazia Cristiana al 20,1%. Sul terzo gradino del podio si colloca il Movimento Sociale Italiano con il 14,3%, un dato che evidenzia una crescita significativa rispetto ai consensi ottenuti storicamente dal partito guidato da Giorgio Almirante durante la Prima Repubblica.
Alle spalle dei primi tre si posiziona il Partito Socialista Italiano di Bettino Craxi, che raccoglie l’11,9% delle preferenze. Seguono il Partito Liberale Italiano con il 9,5%, il Partito Radicale al 6,6%, il Partito Repubblicano Italiano al 5,4%, il Partito Socialista Democratico Italiano al 3,8% e Democrazia Proletaria al 3%.
L’indagine segnala inoltre che il 35% degli intervistati si dichiara indeciso oppure intenzionato ad astenersi. Un elemento che conferma come il disincanto verso la politica resti una componente importante dell’elettorato contemporaneo.
Cosa tiene uniti gli italiani?
Il sondaggio non si limita alle preferenze di voto, ma prova anche a individuare quale sia stato il principale collante culturale e identitario della Repubblica italiana negli ultimi ottant’anni.
Per un terzo degli intervistati, precisamente il 33%, il fattore più importante è l’Antifascismo. Tuttavia, emergono differenze significative tra gli schieramenti politici: questa risposta viene scelta soltanto dal 18% degli elettori dell’attuale centrodestra, mentre raggiunge il 59% tra chi si riconosce nel cosiddetto campo largo.
Subito dietro si colloca l’idea dell’Italia come “Bel Paese”, intesa come patrimonio artistico, storico e paesaggistico, indicata dal 31% degli intervistati. Più distanziati gli altri elementi considerati unificanti: il buon cibo raccoglie il 10%, la Chiesa cattolica l’8% e il calcio il 5%.
Repubblica e Monarchia: una partita ancora aperta?
Uno degli aspetti più curiosi della ricerca riguarda una rilettura ideale del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Se gli italiani di oggi fossero chiamati a scegliere tra Monarchia e Repubblica, l’85,4% voterebbe per la seconda opzione.
Si tratta di un consenso nettamente superiore a quello registrato nel voto reale del dopoguerra, quando la Repubblica prevalse con il 54,3%. Nonostante ciò, il dato evidenzia che quasi il 15% degli intervistati guarderebbe con favore a un ritorno della Monarchia.
Il giudizio sulla Costituzione
L’indagine affronta anche il tema della Carta costituzionale. La maggioranza degli italiani, pari al 69%, ritiene che la Costituzione sia ancora adeguata ai tempi attuali. Una convinzione particolarmente diffusa tra gli elettori del campo largo, dove la percentuale sale fino al 92%.
Di segno opposto il 22% degli intervistati, che considera la Costituzione ormai superata. Tra gli elettori di centrodestra questa quota raggiunge il 32%.
Pur in presenza di una valutazione complessivamente positiva della Carta, emerge una forte apertura verso possibili cambiamenti istituzionali. Il 45% degli italiani si dichiara infatti favorevole all’elezione di una nuova Assemblea Costituente. Il consenso cresce sensibilmente tra gli elettori del centrodestra, arrivando al 64%.
Contraria a questa prospettiva è invece una quota del 42% degli intervistati, percentuale che raggiunge il 65% tra gli elettori del campo largo.
A ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il sondaggio fotografa dunque un Paese che continua a riconoscersi nei principi fondamentali della propria storia democratica, ma che allo stesso tempo mostra interesse per un possibile ripensamento delle istituzioni e degli equilibri politici che hanno accompagnato l’Italia nel secondo dopoguerra.
Alessandro Manna

