Mentre emergono rimborsi inesistenti e lauree contraffatte, nessuna presa di posizione da parte del sindacato
Mentre la Filca Cisl nazionale continua a promuovere con enfasi l’idea di un “nuovo umanesimo” per gli enti bilaterali – ovvero Casse Edili ed enti di formazione – a Napoli si consuma un’inquietante contraddizione. Proprio in uno degli enti su cui il sindacato esercita un ruolo diretto nel comitato di gestione, la Cassa Edile partenopea, è scoppiato uno scandalo che parla di truffe, falsificazioni, abusi sistemici. E dalla Filca, finora, nessuna parola.
A far esplodere il caso è stata la denuncia coraggiosa di un operaio, raccolta da un dirigente della Fillea CGIL. Una segnalazione che ha scoperchiato un presunto meccanismo rodato di illeciti e malaffare. Ne è seguita un’indagine interna alla Cassa Edile di Napoli, dalla quale sono già emersi oltre 300mila euro di fondi erogati senza titolo. E, secondo fonti ben informate, si tratterebbe solo della punta dell’iceberg.
Un sistema costruito sulla pelle dei lavoratori
Dalle verifiche effettuate, emerge che numerose prestazioni sarebbero state erogate a nome di lavoratori ignari, utilizzando firme raccolte in modo opaco. In diversi casi, come testimoniato alla nostra redazione da familiari degli operai coinvolti, sarebbe stato un rappresentante sindacale a far firmare moduli senza fornire spiegazioni, promettendo genericamente sussidi e assistenza.
“Ci avevano detto che avremmo ricevuto un aiuto dalla Cassa Edile – racconta la moglie di un lavoratore – ma ora scopriamo che mio marito è finito al centro di un’indagine, e che addirittura era stato iscritto a un sindacato senza saperlo”.
Le pratiche sospette sarebbero numerose: assegni di natalità concessi a chi non aveva diritto, rimborsi per malattie inesistenti, premi di studio per lauree mai conseguite. Le università coinvolte, tra cui Federico II, Parthenope e Vanvitelli, avrebbero già smentito l’autenticità di alcuni titoli di studio dichiarati nelle domande. Anche alcuni comuni hanno confermato che diversi certificati di nascita risultano contraffatti.
Dietro molte delle richieste, ci sarebbero tre operatori collegati a una nota organizzazione sindacale, già in passato al centro di polemiche per metodi poco trasparenti nella raccolta di iscrizioni.
Le domande senza risposta
Da settimane, il segretario generale della Fillea CGIL Napoli, Giuseppe Mele, avrebbe posto interrogativi precisi alla presidenza della Cassa Edile, ancora oggi rimasti senza risposta:
- Quante sono le pratiche sospette complessivamente?
- Quali prestazioni sono state usate per realizzare la frode?
- Quante denunce sono state presentate dalla Cassa?
- Su quale arco temporale si è concentrata l’indagine?
- Perché non si estende il controllo agli ultimi cinque anni e a tutte le prestazioni?
Il silenzio della presidenza della Cassa Edile, che ha il dovere di rispondere pubblicamente, è altrettanto inquietante. E ancora: sono stati denunciati alla Procura della Repubblica alcuni rappresentanti sindacali coinvolti nella vicenda, ovvero coloro che hanno presentato le domande con documentazione falsa a nome di altri lavoratori?
Tentativo di ridimensionare le responsabilità
In alcune riunioni interne, si sarebbe addirittura cercato di ridimensionare la responsabilità dei truffatori, ipotizzando che “non tutti controllano il conto corrente ogni giorno”, lasciando intendere che gli operai complici della truffa non si sarebbero accorti di aver ricevuto bonifici irregolari. Una ricostruzione palesemente infondata: la Cassa Edile di Napoli, come noto, invia un SMS al lavoratore per ogni pagamento effettuato, specificando l’importo e la causale.
Sannino e l’informazione di “bassa caratura”
Davanti allo scandalo che sta scuotendo la Cassa Edile di Napoli, Massimo Sannino, segretario generale della Filca Cisl Campania e membro del comitato di gestione, sembra aver risposto al giornalismo d’inchiesta con un commento che appare sprezzante e poco rispettoso.
Secondo alcune fonti, Il Desk, testata che per prima ha denunciato le irregolarità, sarebbe stato definito da Sannino “di bassa caratura”.
Se queste indiscrezioni corrispondessero al vero, si tratterebbe di un autogol clamoroso, che riflette più la difficoltà del sindacalista nell’affrontare il problema con trasparenza e responsabilità, piuttosto che un’offesa rivolta alla testata. Forse Sannino si riferisce a una sua personale lista di giornali “di alta caratura”, quelli che preferiscono tacere sulle truffe o celebrare le sue elucubrazioni sull’“umanesimo” negli enti bilaterali.
Non è azzardato pensare che, per lui, informazione di qualità significhi ignorare i sospetti di frode, evitare di denunciare la corruzione e non creare imbarazzo a chi dovrebbe invece garantire la trasparenza nella gestione della Cassa Edile. Una posizione comoda, certo, ma che poco si concilia con il ruolo pubblico e sindacale che Sannino ricopre.
Per chi fa giornalismo serio, l’etichetta di “bassa caratura” suona piuttosto come un disperato tentativo di soffocare una verità scomoda, anziché un confronto serio con le domande che decine di lavoratori truffati attendono di vedere finalmente chiarite.
Umanesimo a corrente alternata
Nel contesto di uno scandalo che riguarda decine di famiglie, una gestione discutibile dei fondi destinati all’assistenza dei lavoratori e un silenzio istituzionale che suona come complicità, le parole “legalità” e “umanesimo” pronunciate da chi governa gli enti bilaterali appaiono sempre più vuote. A Napoli, serve trasparenza. Servono risposte. E soprattutto, servono denunce formali, non discorsi.
Red
