Russiagate, Trump risponde a Comey: “Mente sotto giuramento”

Il presidente Usa: “Molte delle cose che ha detto non sono vere. E in gran parte ha confermato quello che avevo detto io”

Prima su Twitter, dove ieri era rimasto in silenzio sul tema, e poi durante la conferenza stampa congiunta alla Casa Bianca con il presidente della Romania. Donald Trump attacca James Comey. All’indomani della prima testimonianza pubblica dell’ex direttore dell’Fbi il presidente americano twitta: “Nonostante così tante affermazioni false e bugie, discolpa totale e completa…e Wow Comey è un informatore (leaker)!”. Comey ieri lo aveva accusato di avere mentito agli americani e di avere screditato lui e l’Fbi sostenendo che l’Fbi stesso con Comey era nel caos. In pratica i due si accusano vicendevolmente di essere bugiardi. Dal Rose Garden della Casa Bianca, Trump si è difeso: “Molte delle cose che [Comey] ha detto non sono vere. E in gran parte ha confermato quello che avevo detto io”, ossia che il 45esimo presidente americano non era personalmente sotto inchiesta nell’ambito del Russiagate. Peccato che i dettagli forniti da Comey dimostrino come Trump abbia cercato di influenzare la gestione di quell’informazione (il presidente voleva che fosse annunciata pubblicamente in modo da rimuovere “la nuvola” dell’indagine). “Nessuna collusione” con la Russia, ha continuato. “Nessuna ostruzione della giustizia”, che potrebbe comunque avere tentato di ostacolare con la richiesta di chiudere l’indagine sul suo ex consigliere alla Sicurezza nazionale, “il brav’uomo” Michael Flynn. Per Trump si tratta di “scuse da parte dei democratici, che hanno perso un’elezione che non volevano perdere”. Anche perché, a suo parere, “non ho detto” di chiudere un’occhio sul caso Flynn “e anche se l’avessi fatto non ci sarebbe nulla di sbagliato”.

 

 

In attesa di capire se ci sono registrazioni delle conversazioni tra i due (“ve lo dirò presto e ne sarete delusi”), la linea di difesa del magnate è l’attacco: Comey “è un informatore”, motivo per cui sembra che l’avvocato personale di Trump voglia denunciare all’ispettore generale del dipartimento di Giustizia e alla commissione Giustizia del Senato un tale comportamento. Il riferimento è a quanto detto ieri dall’ex direttore dell’Fbi di fronte ai membri della commissione Intelligence del Senato, che sta indagando sul Russiagate, ossia che dopo essere stato licenziato aveva consegnato un memo su un incontro con il presidente a un amico affinché lo desse alla stampa nella speranza (poi diventata realtà) che l’inchiesta sulla Russia fosse affidata a un procuratore speciale.

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