Riecco la casta: la Camera nega domiciliari e intercettazioni per Sozzani (Fi)

Doppio no dell’aula: sospetti su 40-50 franchi tiratori nel Pd, esplicitamente contrario anche alla richiesta di utilizzare gli ascolti realizzati col trojan. Il deputato forzista è  accusato di finanziamento illecito dei partiti, per una fattura da 10mila euro ricevuti in campagna elettorale. Ira di Di Maio: “Abolire la segretezza del voto in questi casi, solo il M5s compatto sul sì all’arresto”

Una giornata da casta. La Camera salva due volte il forzista Diego Sozzani, per il quale la procura di Milano chiedeva gli arresti domiciliari e l’utilizzo delle intercettazioni con il trojan. Il deputato è accusato di finanziamento illecito dei partiti, per una fattura da 10mila euro ricevuti in campagna elettorale da Daniele D’Alfonso, imprenditore a cui si contesta la corruzione di diversi politici. In una memoria difensiva inviata alla giunta per le autorizzazioni, Sozzani aveva parlato di “sicura sussistenza del fumus persecutionis“. E l’aula gli ha dato ragione, ribaltando il voto espresso dalla giunta sulla richiesta di arresto. Il voto a scrutinio segreto scatena i franchi tiratori , e provoca la reazione stizzita di Luigi Di Maio. “Il voto segreto va abolito – afferma il capo politico del M5s – Ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Da parte nostra, orgogliosi di aver dimostrato ancora una volta di essere l’unica forza politica in grado di interpretare un principio sacrosanto e inderogabile, quale è quello della giustizia sociale”. Di Maio garantisce che “solo il Movimento 5 Stelle ha votato compatto a favore degli arresti domiciliari e sulla richiesta di autorizzazione dei giudici a utilizzare intercettazioni”. Sono forti i sospetti di una spaccatura nel Pd, che pure aveva votato sì ai domiciliari in giunta. Ad avallarli, il capogruppo Delrio: “I deputati hanno votato secondo coscienza, non è un voto sul governo”. Si calcola che, tra i dem, sarebbero 40-50 i voti in favore del parlamentare di Forza Italia. Se sui domiciliari è apparso decisivo il “soccorso rosso”, nessun dubbio sulle intercettazioni: il Pd era schierato ufficialmente contro l’utilizzo. Scontato anche il doppio no del centrodestra. Emblematiche le parole di una trionfante Giorgia Meloni: “Su Sozzani mantenuto lo stato di diritto”. A conti fatti, sull’arresto i sì sono 235, i no 309. Per gli ascolti realizzati con i trojan, a carico di Sozzani, si registrano 357 voti favorevoli alla relazionedella giunta, già contraria nel voto di inizio agosto. Il deputato è indagato nell’inchiesta “Mensa dei poveri” della dda di Milano, e non era presente in aula durante le votazioni.

(Foto Diego Sozzani/Fb)

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