Riciclaggio, ordine di arresto per Giancarlo Tulliani. Il gip: “Fini non poteva non sapere”

Irreperibile il cognato dell’ex leader di An

Per il gip di Roma appare singolare, che un segretario di partito “ignorasse le vicende di un gruppo”, la Rti di Francesco Corallo, che avrebbe vinto un’ importante gara a livello nazionale in materia di giochi, bandita nel 2002 da un governo del quale faceva parte. Il segretario di partito è Gianfranco Fini, il cui ormai celebre cognato Giancarlo Tulliani  è destinatario di una ordinanza di custodia cautelare in carcere, non eseguita perché è residente da tempo a Dubai. Per la magistratura italiana Giancarlo Tulliani è dunque irreperibile e, come scrive il gip D’Alessandro, da alcune intercettazioni telefoniche sarebbe emerso il suo auspicio di non tornare in Italia “per evitare guai giudiziari”. A lui viene contestato il reato di riciclaggio nell’ambito dell’inchiesta sui rapporti della famiglia,ritenuti illeciti, con il “re delle slot” Francesco Corallo. Il provvedimento, firmato dal gip Simonetta D’Alessandro e richiesto dal pm Barbara Sargenti e dall’aggiunto Michele Prestipino. Fini è indagato per lo stesso reato e la sua posizione si complica sulla base di nuove dichiarazioni rese da Amedeo Laboccetta, ex parlamentare del Pdl. Con una nota, Fini fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali di querelare Laboccetta per calunnia, dopo aver chiesto nei giorni scorsi “di essere interrogato dai magistrati”.

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