Riace: Ministero smentisce deportazione migranti, indagini avviate da Marco Minniti

 Gli Ispettori prefettizi ravvisarono una serie di anomalie, i primi a lamentarsi delle carenze furono i richiedenti asilo. In un report si parla di condizioni degradanti di grave abbandono tra animali e insetti

Smentita la deportazione dei migranti di Riace. Il Ministero dell’Interno ha diffuso una nota evidenziando che “non ci sarà alcun trasferimento obbligatorio, i migranti si muoveranno solo su base volontaria. “Quando accade ora – spiegano dal Viminale – è che i migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure possono andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità. La proposta di nuova destinazione viene formalizzata dagli operatori del progetto. Ciò non toglie che gli enti territoriali come Comune o Regione possono avviare altri interventi di assistenza. Il Comune di Riace ha 60 giorni di tempo per fornire la documentazione finanziaria sui migranti che beneficiavano dell’ accoglienza, sia che queste persone decidano di essere trasferite sia che restino nel comune calabrese”.

E non finisce qui. Le indagini ministeriali sulla gestione dei Centro Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) gestito dal Comune di Riace,  furono avviate nel 2016. Il governo era guidato da Matteo Renzi, al Ministero c’era Marco Minniti. Entrambi esponenti del Partito Democratico.  Gli ispettori della Prefettura di Reggio Calabria si recarono a Riace ravvisando una serie di anomalie che vennero poi scritte nero su bianco. Un report di venticinque pagine in cui emergevano “situazioni fortemente critiche, la cui ripetitività richiederebbe ulteriori approfondimenti dall’attivazione delle convenzioni stipulate con gli enti gestori ai “numerosi rapporti di parentela tra il personale in organico presso gli enti gestori e i componenti dell’amministrazione comunale” passando per la mancanza di controllo sistematico delle presenze dei migranti alle fatturazioni senza “pezze d’appoggio” fino ad arrivare alle anomalie sull’erogazione del Pocket Money.

I primi a lamentarsi delle carenze del sistema – scrivevano i funzionari prefettizi – sono prima di tutto i richiedenti asilo. La qualità dei servizi, dall’assistenza legale fino all’insegnamento dell’italiano, non sono sufficienti né per gli ospiti, né per chi ha redatto i report delle ispezioni. Inadatte anche le condizioni igieniche delle abitazioni dei migranti. In un report si parla di “condizioni degradanti di grave abbandono, tra animali, insetti, cumuli di bottiglie ed elettrodomestici lasciati a mo’ di discarica”, in uno degli alloggi. C’è poi una disorganizzazione che rende impossibile tenere traccia delle attività di Riace e valutarne gli esiti. I funzionari dicono che non esista una banca dati che tenga conto di alloggi e presenze, con il risultato di una confusione enorme sia nel numero delle presenze sia nelle stanze occupate, spesso, riportano gli operatori del Servizio centrale e della prefettura, inadeguate. Il ministero guidato da Minniti decise di  vederci chiaro. Nell’agosto 2017 bloccò i fondi per Riace suscitando l’ira del sindaco Domenico Lucano.  Poi le indagini hanno fatto il loro corso e si è arrivati all’arresto di Lucano durante la gestione di Matteo Salvini al Ministero dell’Interno.

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