L’8 e 9 giugno si vota, ma nessuno ne parla. Il sindacato lancia l’allarme: “chi tace tradisce la democrazia”
“Adesso parliamo noi”. Non è solo lo slogan di un presidio, ma l’appello accorato lanciato da decine di cittadine e cittadini, sindacaliste e sindacalisti, riuniti stamattina a Roma davanti alla sede Rai di via Teulada. L’iniziativa, promossa dalla Cgil nazionale, ha messo al centro un tema tanto essenziale quanto, finora, trascurato: il diritto all’informazione sui cinque referendum sul lavoro e sulla cittadinanza che si terranno l’8 e 9 giugno prossimi.
A guidare il presidio, insieme a rappresentanti del sindacato e del mondo del lavoro, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Con voce ferma ma senza alzare i toni, ha puntato il dito contro il silenzio che, a oggi, avvolge la campagna referendaria. “Siamo qui per chiedere che venga fatta un’informazione adeguata – ha detto – stiamo parlando del servizio pubblico che ognuno di noi paga, e quindi i cittadini e le cittadine italiane hanno il diritto di conoscere con precisione che c’è un referendum, su che cos’è, e di poter liberamente decidere”.

Una posizione netta, ma ben distante da ogni logica di contrapposizione ideologica. “Non stiamo chiedendo una campagna a favore del sì – ha chiarito Landini – ma una campagna a favore dell’informazione, del diritto delle persone ad andare a votare”. Il sindacato, dunque, non reclama spazi per fare propaganda, ma visibilità per restituire centralità a uno strumento previsto dalla Costituzione e oggi, di fatto, ignorato dal dibattito pubblico.

Il messaggio è diretto non solo alla Rai, ma a tutto il sistema mediatico. “Chiediamo a tutte le televisioni, pubbliche e private, e a tutti gli organi di informazione, che si attivino affinché i cittadini siano messi nella condizione di conoscere, di sapere, e quindi di poter partecipare e decidere”, ha proseguito il leader della Cgil. Un appello che riecheggia anche le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 25 aprile scorso, quando ha ribadito la necessità di contrastare l’astensionismo e ridare dignità al diritto di voto.
“Il voto è nato con la sconfitta del fascismo e del nazismo – ha ricordato Landini – ed è un diritto che oggi va difeso con forza. In un Paese dove metà dei cittadini spesso non si reca alle urne perché non si sente rappresentato, è fondamentale che si sappia che il referendum non è un voto per un partito o un governo. È un diritto”.

Da qui la richiesta rivolta anche al mondo politico. “Abbiamo chiesto un incontro a tutte le forze politiche – ha spiegato – ma finora dal governo non è arrivata alcuna risposta. Vorremmo che si impegnassero almeno a dire ai cittadini: andate a votare. Poi ciascuno farà le sue scelte”.


A un mese e mezzo dal voto, la battaglia che si gioca, sottolinea Landini, non è su un “sì” o un “no”, ma sul diritto stesso alla partecipazione democratica. “Non vogliamo denunciare, né parlare di complotti – ha concluso – ma c’è ancora tempo per recuperare e fare ciò che è giusto: informare i cittadini”.
Il presidio di via Teulada ha rappresentato un segnale forte: cittadini e cittadine che chiedono di essere informati per poter esercitare consapevolmente il proprio diritto di voto. Una richiesta semplice, ma fondamentale per la salute della democrazia.
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