Nel numero in edicola, il settimanale cattolico molto diffuso nelle parrocchie dedica un’ampia inchiesta ai referendum. Una scelta editoriale forte. L’analisi dei quesiti è accompagnata da testimonianze e approfondimenti, con un filo conduttore chiaro: l’astensione non è un’opzione.
In un’Italia sempre più distante dalle urne e con un dibattito pubblico che sembra ignorare una consultazione potenzialmente decisiva, arriva una scossa inattesa: Famiglia Cristiana, storico settimanale cattolico, insieme a esponenti di primo piano del mondo cattolico sociale, si schiera apertamente a favore dei referendum dell’8 e 9 giugno. Una presa di posizione che rappresenta una svolta clamorosa, non solo per i contenuti, ma per ciò che implica sul piano dei rapporti tra mondo cattolico, sindacati e istituzioni.
Cinque quesiti, una battaglia di civiltà
I referendum in programma sono cinque. Quattro proposti dalla Cgil, riguardano il lavoro: licenziamenti, contratti precari, sicurezza sul posto di lavoro. Il quinto, promosso da +Europa, riguarda invece la modifica delle norme per l’ottenimento della cittadinanza, con l’obiettivo di ridurre da dieci a cinque gli anni di residenza necessari per diventare italiani.
Finora, l’eco mediatica è stata minima. La grande politica – al netto di rare eccezioni – tace. E anche i sindacati si mostrano divisi. Da una parte la Cgil in prima linea, dall’altra la Cisl che liquida i quesiti come “antistorici”. Ma proprio da questo solco si fa largo un’inattesa novità: il mondo cattolico sociale, che si era spesso rifugiato nella neutralità, oggi prende parola. E prende posizione.
Famiglia Cristiana: “Astensione è un errore. Serve partecipare”
Nel numero in edicola, Famiglia Cristiana dedica un’ampia inchiesta ai referendum. Una scelta editoriale forte. L’analisi dei quesiti è accompagnata da testimonianze e approfondimenti, con un filo conduttore chiaro: l’astensione non è un’opzione. Emiliano Manfredonia, presidente delle Acli, lancia un messaggio diretto: “Astenersi è sbagliato, soprattutto in un Paese dove l’astensione è così alta. Ed è sconveniente che a invitare a non votare sia il presidente del Senato”.
Manfredonia indica nel quesito sulla cittadinanza quello su cui puntare maggiormente. “Ridurre gli anni da dieci a cinque – spiega – significa adeguarsi ai maggiori Paesi europei. Dare diritti a chi è già integrato, riconoscere il contributo dei migranti al nostro Paese. Basta con la retorica dell’invasione, sappiamo quanto abbiamo bisogno di loro”.
Riccardi (Sant’Egidio): “Una politica cieca che rifiuta lo ius culturae”
Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Riccardi, storico e fondatore della Comunità di Sant’Egidio, che firma un editoriale tagliente. “La politica attuale scoraggia la concessione della cittadinanza ai cittadini non Ue. È una scelta miope, dettata da diffidenza e pregiudizio. Ma l’Italia, pur invecchiata, ha ancora le energie e l’identità per integrare”. Un messaggio che fa a pezzi la retorica sovranista, ma anche le ambiguità di chi si dice riformista senza voler cambiare nulla.
Il volto del cambiamento: Inna Petrova
In copertina, Famiglia Cristiana sceglie un volto e una storia: quella di Inna Petrova, arrivata dalla Moldavia nel 2002, aiutata dalla Comunità di Sant’Egidio. L’8 giugno voterà per la prima volta. “È come se finalmente la mia voce valesse quanto quella degli altri. Ho studiato l’italiano dopo otto ore di lavoro. Ora posso dire: ‘ci sono anch’io’”. Una testimonianza potente, che ridà umanità al dibattito sulla cittadinanza.
Il lavoro secondo Landini: “Sì per i diritti, contro la precarietà”
Sul fronte lavoro, è il segretario generale della Cgil Maurizio Landini a dare voce ai promotori dei primi quattro quesiti. “Chi non vuole cambiare fa solo l’interesse di chi usa il licenziamento come minaccia. Se vincessero i sì, milioni di lavoratori e giovani avrebbero una tutela reale contro gli abusi. Si supererebbe la precarietà cronica e si garantirebbe maggiore sicurezza sul posto di lavoro”.
Alle critiche della segretaria della Cisl Daniela Fumarola, che definisce i quesiti “antistorici”, Landini risponde con durezza: “Antistorica è la precarietà, non chi la vuole combattere. Antistorico è pensare che i giovani possano avere meno diritti di chi li ha preceduti”.
Uno strappo simbolico: i cattolici (quelli veri) si dissociano dalla Cisl
Il vero terremoto però non è nei contenuti – noti e urgenti – dei referendum. È nel campo dei sostenitori. Il mondo cattolico che scende in campo si dissocia apertamente da quella che per anni è stata la sigla sindacale “di casa”: la Cisl. L’accusa, neanche troppo velata, è quella di aver tradito la propria storia, scegliendo di appiattirsi sulle posizioni del governo, rinunciando alla propria autonomia.
In questo vuoto di rappresentanza, si inseriscono Acli, Sant’Egidio, Famiglia Cristiana. E lo fanno con la credibilità di chi, per vocazione, è abituato a partire dagli ultimi. Dai lavoratori precari, dagli stranieri senza diritti, dalle voci silenziate.
Il voto è una scelta di campo
Questi referendum non sono tecnicismi giuridici. Sono scelte politiche e sociali. Riguardano il lavoro, la cittadinanza, il modello di società che vogliamo. E il silenzio di larga parte della politica e dei media non fa che aumentare la responsabilità di chi vuole parlare chiaro. Il mondo cattolico ha scelto di farlo. E, questa volta, la voce della coscienza ha deciso di non restare a guardare.
Nino Stella
