Sotto attacco una struttura sanitaria a Khan Yunis. Reporter Senza Frontiere accusa: “Vogliono silenziare la stampa”
È una strage quella avvenuta questa mattina all’ospedale Nasser, dove un duplice attacco condotto dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) ha causato la morte di almeno 20 persone, tra cui medici, pazienti, giornalisti e operatori della protezione civile. Decine i feriti. L’attacco ha colpito una struttura ospedaliera pienamente operativa, in cui si stavano svolgendo interventi chirurgici e lezioni per studenti di medicina.
La responsabilità dello Stato d’Israele appare pesante e diretta, come denunciano numerose organizzazioni internazionali, sindacati di categoria e testimoni presenti sul posto. L’azione militare non solo ha violato il diritto internazionale umanitario, ma ha colpito deliberatamente un presidio sanitario, aggravando la già tragica situazione in cui versa la popolazione civile di Gaza.

Colpiti mentre curavano e documentavano: uccisi medici e giornalisti
Tra le vittime figurano almeno quattro giornalisti palestinesi che stavano documentando la vita e la crisi dentro l’ospedale. Lo ha denunciato con fermezza il Sindacato dei Giornalisti Palestinesi, che accusa l’IDF di aver compiuto un «massacro deliberato» contro la stampa:
«Questo nuovo crimine dimostra la volontà chiara dell’occupazione israeliana di mettere a tacere la voce libera, colpendo in modo diretto e mirato chi testimonia la verità.»
Secondo il sindacato, altri giornalisti sono rimasti feriti nel raid, tra cui Hatem Omar (fotografo Reuters) e Jamal Badah di Palestine Today. Le vittime di oggi portano a oltre 244 il numero di giornalisti uccisi a Gaza dall’inizio della guerra.

Reuters ha confermato la morte di Hussam al-Masri, collaboratore dell’agenzia, e il ferimento del fotografo Hatem Khaled.
«Siamo sconvolti da quanto accaduto. Chiediamo urgentemente assistenza medica per i nostri colleghi e risposte immediate da parte delle autorità israeliane e di Gaza», si legge nel comunicato ufficiale dell’agenzia.
Reporter Senza Frontiere: “Israele vuole spegnere ogni voce indipendente”
Anche l’organizzazione Reporter senza Frontiere (RSF) ha puntato il dito contro Israele. Il direttore generale Thibaut Bruttin, parlando all’NBC, ha accusato lo Stato ebraico di condurre una campagna sistematica per eliminare le testimonianze indipendenti da Gaza:
«Stanno facendo di tutto per mettere a tacere chi prova a raccontare cosa accade realmente. Mai abbiamo visto un attacco così frontale contro la libertà di stampa.»
Bruttin ha ricordato che molti giornalisti sono stati colpiti in attacchi mirati, riconosciuti dallo stesso esercito israeliano, e ha definito la situazione una delle peggiori crisi mai affrontate per la libertà d’informazione.
“Crimine deliberato”: testimoni denunciano un attacco pianificato
Nick Maynard, medico britannico che ha lavorato negli ospedali di Gaza, ha parlato a Sky News di un “attacco calcolato”, definendolo «barbarie all’estrema potenza».
«È stato un tipico doppio attacco israeliano: il primo colpisce la struttura, il secondo arriva quando soccorritori e giornalisti si precipitano sul posto. È una strategia nota, che ha già causato morti in passato.»
Il dottor Saber al-Asmar, presente al momento del bombardamento, ha riferito che nell’ospedale erano presenti studenti, medici e pazienti, molti dei quali sono fuggiti nel caos.
«Stavamo facendo il nostro lavoro in condizioni disumane, con carenze gravi di medicine e attrezzature. Poi è arrivato l’attacco. Tutto è stato distrutto.»
Una strage che riaccende le accuse di crimini di guerra
L’attacco all’ospedale Nasser rappresenta una gravissima violazione del diritto internazionale, che vieta in modo assoluto gli attacchi contro le strutture sanitarie, i civili e i giornalisti.
La portata dell’attacco e la modalità di esecuzione – mirata e ripetuta – fanno temere che non si tratti di un “errore” ma di un atto intenzionale, parte di una strategia più ampia che mira a intimidire, silenziare e isolare la popolazione e chi prova a raccontarne la sofferenza.
Intanto, cresce la pressione internazionale affinché sia avviata un’indagine indipendente che accerti le responsabilità e che le vittime ottengano giustizia.
Red

