USB, OSA e Cambiare Rotta denunciano la “repressione” del governo Meloni e annunciano nuove mobilitazioni
In occasione della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, l’Unione Sindacale di Base (USB), i giovani di OSA e Cambiare Rotta hanno diffuso una dura presa di posizione contro quella che definiscono “una festa imposta dall’alto, priva di radici nella storia repubblicana e usata per educare alla guerra”.
Le tre organizzazioni denunciano la decisione del Ministero dell’Istruzione di bloccare il convegno promosso dal Cestes (Centro Studi Trasformazioni Economico Sociali), intitolato “4 Novembre. La scuola non si arruola”, che aveva raccolto oltre mille adesioni da parte di docenti di tutta Italia. L’evento, accreditato come corso di formazione per insegnanti sull’educazione alla pace, avrebbe dovuto ospitare anche l’Osservatorio sulla militarizzazione delle scuole e delle università, ma il MiM ne ha vietato lo svolgimento e avviato un procedimento per la revoca dell’accreditamento del Cestes.
Secondo USB, OSA e Cambiare Rotta, la scelta del Ministero rappresenta “un chiaro messaggio di repressione verso chi parla di pace, critica l’imperialismo e si schiera con il popolo palestinese”. Le sigle ricordano che “la Costituzione italiana ripudia la guerra (art. 11) e garantisce la libertà della scuola, dell’arte e della cultura (art. 3 e 33)”.
Nonostante il divieto, la mobilitazione non si è fermata: oggi oltre 30 piazze in tutta Italia hanno visto studenti e docenti uniti in cortei, scioperi simbolici, minuti di silenzio e azioni dimostrative contro quella che definiscono “la militarizzazione della scuola e della formazione voluta dal governo Meloni”.
“Vogliamo un futuro di pace, non di guerra” – dichiarano gli studenti di OSA e Cambiare Rotta – “fuori i militari dalle scuole, stop ai PCTO nelle basi e nelle fabbriche di armi. I fondi pubblici vadano alla formazione, non al riarmo”.
Le organizzazioni annunciano inoltre un percorso di mobilitazione che proseguirà con un’assemblea nazionale il 10 novembre per discutere delle limitazioni alla libertà di espressione e di formazione, lo sciopero studentesco “#NoMeloniDay” del 14 novembre, lo sciopero generale del 28 novembre e una manifestazione nazionale a Roma il 29 novembre contro la “finanziaria di guerra” e per la difesa della scuola pubblica, statale e democratica.
“La scuola non si arruola — e noi non ci fermeremo. Continueremo a organizzare e a scendere in piazza per una scuola libera, per la pace e contro ogni deriva autoritaria e militarista”, concludono USB, OSA e Cambiare Rotta.
Ciro Crescentini

