Con 250 milioni di barili esportati, gli USA diventano primo esportatore e beneficiano dei prezzi elevati
La crisi nello Stretto di Hormuz sta ridisegnando gli equilibri del mercato petrolifero globale, spingendo gli Stati Uniti al centro della scena energetica internazionale. Con le rotte mediorientali in gran parte compromesse, Washington ha aumentato in modo deciso le esportazioni di greggio e prodotti raffinati, inviando circa 250 milioni di barili sui mercati esteri nelle ultime nove settimane. Questo flusso straordinario ha consentito agli Usa di superare temporaneamente l’Arabia Saudita, diventando il principale esportatore mondiale proprio nel pieno della crisi.
L’impatto immediato di questa dinamica è stato quello di contenere l’impennata dei prezzi, attenuando lo shock sull’offerta globale causato dal blocco delle principali vie di transito. Tuttavia, l’intensificazione delle esportazioni ha avuto una conseguenza rilevante sul piano interno: le scorte americane stanno diminuendo da diverse settimane consecutive, scendendo sotto le medie stagionali. Il calo riguarda non solo il petrolio greggio, ma anche i carburanti raffinati, segnalando una tensione diffusa lungo tutta la filiera energetica.
Parallelamente, l’Opec+ ha annunciato un aumento della produzione di circa 188mila barili al giorno per il mese di giugno, nel tentativo di dimostrare compattezza e mantenere un ruolo guida nel mercato. Tuttavia, gran parte della capacità produttiva inutilizzata si trova nei Paesi del Golfo, direttamente colpiti dalle restrizioni sul traffico nello Stretto di Hormuz. Questo significa che, nonostante l’aumento dichiarato, una quota significativa di petrolio potrebbe non raggiungere effettivamente i mercati internazionali.
In questo contesto, emerge un paradosso: mentre gli Stati Uniti sostengono l’offerta globale attingendo alle proprie riserve, una parte rilevante del petrolio prodotto nel Golfo resta bloccata da vincoli logistici. L’equilibrio del mercato dipende così da fattori geopolitici oltre che produttivi, rendendo la situazione particolarmente fragile e incerta.
Alessandro Manna

