Il sindaco Manfredi, gli assessori Cosenza e Baretta e Cgil, Cisl e Uil spingono per la svolta societaria agitando lo spauracchio del Decreto 201/2022. Ma le alternative legali esistono: difendere l’Azienda Speciale significa proteggere l’acqua dalle logiche del profitto.
Napoli si trova davanti a una scelta storica che rischia di passare sotto silenzio, coperta da tecnicismi burocratici. Parliamo di ABC (Acqua Bene Comune), l’azienda speciale che dal 2011 garantisce ai napoletani una gestione dell’acqua interamente pubblica, partecipata e sganciata dalle logiche del profitto.
Oggi, l’amministrazione comunale e i sindacati spingono per una trasformazione in S.p.A., giustificando la scelta come “un atto dovuto” per colpa del D.Lgs. 201/2022 (il riordino dei servizi pubblici locali). Ma le cose stanno davvero così? La risposta è no. Trasformare ABC in una Società per Azioni non è un obbligo di legge, ma una scelta politica. E rischia di essere un errore storico.
Lo spauracchio della liquidazione
La narrazione ufficiale è quasi terroristica: “Se non diventiamo S.p.A., la legge ci imporrà la gara pubblica, l’acqua finirà in mano alle multinazionali e ABC andrà in liquidazione”. Questo non è esatto.
Il D.Lgs. 201/2022 stringe le maglie sui servizi pubblici, è vero, ma non contiene alcun articolo che ordini la chiusura delle Aziende Speciali. Il vero nodo è la resistenza burocratica di chi preferisce la via più comoda – la S.p.A. in house – anziché intraprendere una battaglia politica e legale per difendere il modello che i cittadini hanno scelto con il referendum del 2011.
I tre pilastri per salvare l’Azienda Speciale
Mantenere in piedi ABC come Azienda Speciale ed evitare lo spettro della privatizzazione futura è possibile. Ecco la strada tecnica che il Comune e l’Ente Idrico Campano (EIC) potrebbero seguire se solo ci fosse la volontà politica:
L’Articolo 33 (La clausola di salvaguardia). Lo stesso decreto del 2022, all’articolo 33, fa salve le normative di settore, a partire dal Codice dell’Ambiente. Questa norma consente esplicitamente l’affidamento diretto a enti di diritto pubblico come le aziende speciali. L’acqua non è come la raccolta dei rifiuti o i trasporti: ha una specificità costituzionale.
L’orientamento della Corte dei Conti. Diverse sezioni della Corte dei Conti hanno già chiarito che l’Azienda Speciale è pienamente legittima per la gestione idrica, purché sia efficiente e in salute. E i bilanci di ABC dimostrano che l’azienda è sana, produce utili e reinveste sul territorio ogni singolo centesimo.
Il “Super Controllo” del Comune. Per azzerare i ricorsi dell’Antitrust, basta modificare l’attuale statuto di ABC, stringendo ancora di più il controllo del Consiglio Comunale sulle decisioni strategiche. Se l’azienda agisce come un ufficio del Comune, la sua natura pubblica diventa inattaccabile.
Perché la S.p.A. è un pericolo a lungo termine
I sostenitori della S.p.A. promettono “clausole di ferro” nello statuto per vietare l’ingresso dei privati. Ma la storia recente del nostro Paese insegna che gli statuti si cambiano con un colpo di maggioranza in Consiglio Comunale.
Una S.p.A., per sua natura giuridica (regolata dal Codice Civile), nasce per produrre utili e dividendi. Creare una S.p.A. significa creare la struttura perfetta per una futura privatizzazione. Basterà una giunta di colore diverso, tra dieci o vent’anni, per cancellare i vincoli attuali e vendere le quote azionarie sul mercato. Con l’Azienda Speciale, questo pericolo semplicemente non esiste: la sua stessa natura giuridica impedisce il profitto sull’acqua.
Conclusione: Serve il coraggio di difendere Napoli
Scegliere la via dell’Azienda Speciale significa accettare una sfida, esporsi a possibili ricorsi dell’Antitrust e difendere il modello Napoli fino al Consiglio di Stato. È una strada che richiede coraggio istituzionale.
Cedere alla tentazione della S.p.A. significa scegliere la via più facile per la burocrazia, ma più pericolosa per i cittadini. Napoli è stata la capitale dell’acqua pubblica in Europa: non possiamo permettere che una lettura rinunciataria delle leggi cancelli dieci anni di conquiste sociali. ABC deve restare un’Azienda Speciale.
