Solo sei sospensioni nel 2025 a fronte di 200 morti e 40 mila infortuni
Nel 2025, il sistema della patente a punti per le imprese edili ha prodotto un risultato che fa discutere: soltanto sei aziende sono state sospese in seguito a incidenti mortali o gravi nei cantieri. Il dato emerge dal rapporto annuale dell’Ispettorato nazionale del lavoro e rappresenta il primo bilancio completo dopo l’introduzione dello strumento, entrato in vigore nel novembre 2024. La cifra appare particolarmente bassa se confrontata con l’andamento del settore, dove ogni anno si registrano circa 200 decessi e quasi 40 mila infortuni denunciati.
La notizia, dunque, è tutta nello scarto tra obiettivi dichiarati e risultati effettivi: la patente a crediti, pensata per rafforzare i controlli e colpire le imprese responsabili di violazioni gravi, nei fatti ha portato a un numero minimo di sospensioni proprio nei casi più gravi. Non perché manchino gli incidenti, ma perché il meccanismo sanzionatorio richiede accertamenti complessi e tempi lunghi. Per procedere, gli ispettori devono dimostrare con certezza il nesso causale tra l’infortunio e una responsabilità grave del datore di lavoro, un passaggio che spesso richiede indagini approfondite o addirittura un pronunciamento giudiziario.
Questo vincolo procedurale spiega perché le sospensioni siano così rare, nonostante l’elevato numero di infortuni. E infatti, mentre le sanzioni legate a irregolarità formali risultano numerose, quelle collegate agli incidenti restano un’eccezione. Il primo monitoraggio ufficiale del sistema, quindi, mette in evidenza una criticità strutturale: la difficoltà di trasformare uno strumento pensato come deterrente in un meccanismo realmente incisivo.
Nel resto del rapporto emergono anche altri dati significativi sull’attività ispettiva. Dall’introduzione della patente sono state rilasciate oltre 479 mila certificazioni. Le multe per assenza della patente superano le mille, mentre quasi 700 sanzioni hanno colpito i committenti che non avevano verificato la regolarità delle imprese. Le revoche per dichiarazioni false sono state 14.
Parallelamente, l’attività di controllo ha continuato a far emergere un alto livello di irregolarità: il 74% delle aziende ispezionate presenta violazioni. Su circa 113 mila verifiche concluse, sono stati individuati oltre 328 mila lavoratori irregolari, di cui più di 22 mila completamente in nero, con un recupero contributivo vicino a 1,3 miliardi di euro.
Resta però evidente il nodo centrale: mentre il sistema riesce a colpire le irregolarità diffuse, fatica ancora a intervenire con tempestività e decisione nei casi più gravi legati alla sicurezza sul lavoro.
Ciro Crescentini
