Il Pontefice chiede più presenza dello Stato e sostiene il Patto Educativo per salvare i giovani
Nel cuore di una giornata carica di simboli e partecipazione popolare, Papa Leone ha attraversato Pompei e Napoli lanciando un appello forte alle istituzioni e alla società civile: «L’azione dello Stato è più che mai necessaria, per dare sicurezza e fiducia ai cittadini e togliere spazio alla malavita organizzata». Solo così, ha spiegato il Pontefice, sarà possibile restituire serenità ai cittadini e trasformare Napoli da semplice immagine da cartolina a luogo concreto di rinascita civile e sociale.
La visita pastorale, coincisa con il primo anniversario del suo pontificato, ha richiamato complessivamente circa settantamila persone tra Pompei e il capoluogo campano. A Napoli l’accoglienza è stata travolgente: piazza del Plebiscito si è trasformata in una grande festa collettiva fatta di musica, cori popolari e brani simbolo della tradizione napoletana, da “’O sole mio” a “’O surdato ’nnammurato”, fino alle note internazionali di “Video killed the radio star”.
Nel suo intervento, il Papa ha descritto Napoli come una città attraversata da profonde contraddizioni. Da una parte l’aumento costante del turismo e la sua straordinaria vitalità culturale; dall’altra, una crescita economica che fatica ancora a tradursi in benessere diffuso. «Alla notevole crescita di turisti fatica a corrispondere un dinamismo economico capace di coinvolgere davvero l’intera comunità sociale», ha osservato il Pontefice, sottolineando come la città resti ancora segnata da forti squilibri e da «periferie esistenziali annidate anche nel cuore del centro storico».
Durante la tappa nel Duomo, Papa Leone ha mostrato ai fedeli l’ampolla contenente il sangue di San Gennaro, il cui miracolo si era verificato pochi giorni prima. Poco dopo ha incontrato Patrizia Mercolino, madre del piccolo Domenico Caliendo, il bambino morto lo scorso febbraio in seguito al fallimento di un trapianto di cuore. Un momento di intensa commozione che ha preceduto le parole con cui il Pontefice ha confidato: «Sono qui per farmi contagiare da questa gioia», riferendosi all’energia e all’umanità tipiche del popolo napoletano.
Pur definendo Napoli una città «bagnata dal mare e baciata dal sole», il Papa ha ricordato che molte famiglie convivono ancora con problemi strutturali: povertà, mancanza di lavoro stabile, servizi insufficienti, dispersione scolastica e presenza pervasiva della criminalità organizzata. «In molte zone si scorge una vera e propria geografia della disuguaglianza e della povertà», ha denunciato, indicando tra le cause la disparità di reddito, le poche prospettive occupazionali e il disagio sociale che pesa soprattutto sui più giovani.
Accanto alla denuncia, però, Papa Leone ha voluto mettere in luce anche il volto positivo della città: quello di associazioni, educatori, sacerdoti, volontari e cittadini che ogni giorno operano nei quartieri difficili per offrire alternative concrete ai ragazzi. A loro ha rivolto parole di incoraggiamento, invitandoli a non arrendersi e a continuare a credere in una Napoli diversa.
In questo contesto il Pontefice ha richiamato il Patto Educativo promosso nel 2022 e rilanciato nel 2025 da istituzioni, Diocesi, scuole e Terzo Settore per contrastare la povertà educativa e l’abbandono scolastico. «Radunate le forze, lavorate insieme, camminate uniti», ha esortato, affinché la città possa «sollevare i propri figli dalle insidie del disagio e del male».
Secondo Papa Leone, la pace in una realtà complessa come Napoli non nasce da dichiarazioni astratte ma da gesti quotidiani, percorsi educativi e scelte concrete di giustizia sociale. «Qui la pace si costruisce promuovendo una cultura alternativa alla violenza», ha spiegato, chiedendo ai cittadini di sentirsi parte attiva di un progetto comune. Un appello rivolto soprattutto ai giovani, definiti «non soltanto destinatari ma protagonisti del cambiamento».
Anche a Pompei il Papa ha affidato il suo messaggio alla preghiera. Durante la Supplica alla Madonna, ispirata al testo di San Bartolo Longo, ha invocato misericordia per i popoli segnati da guerre e divisioni, per l’Europa e per un mondo che spesso smarrisce i valori cristiani. Nella successiva preghiera dedicata a Napoli, scritta dal cardinale Mimmo Battaglia, sono riecheggiate immagini intense della vita quotidiana partenopea: i quartieri «dove il caffè sa di fratellanza e il pane si divide ancora», gli anziani custodi della memoria popolare e i bambini che continuano a giocare «tra le crepe dei palazzi» senza smettere di cercare il mare con lo sguardo.
Nonostante le ombre che gravano su molte periferie, Papa Leone ha voluto lasciare un messaggio di speranza. Ha chiesto alla città di non perdere la propria capacità di generare bene, solidarietà e umanità, quella stessa energia raccontata nelle canzoni di Pino Daniele. «Che sia un impegno di tutti: assumetelo e portatelo avanti tutti insieme», ha concluso il Pontefice, affidando soprattutto alle nuove generazioni il compito di costruire il futuro di Napoli.
Alessandro Manna

